Politica della spesaComunico con nonchalance a mia moglie che ho invitato una ventina di amici di Parlamento Salute a cena a casa nostra per il mercoledì successivo. Mi guarda con occhio sbigottito. E chi prepara la cena? Confesso che avevo sottovalutato il problema, d’altra parte cosa mi sarei sposato a fare se non per contare su un po’ di aiuto logistico in simili circostanze?

Con aria vagamente sanzionatoria mi sequestra l’iPhone, e inizia a scriverci l’elenco del necessario, con l’ovvia intenzione di spedire me a fare la spesa. Capisco che non è aria, e mi allontano rapidamente con la scusa di portare i bambini in spiaggia…

È martedì sera, ore 19. Esco dallo studio e mi dirigo velocemente verso l’Esselunga. Parcheggio nel sotterraneo e subito mi avvicino ai carrelli. Primo imprevisto: serve un euro se no bisogna portarne a spasso venti tutti insieme incatenati. Per puro colpo di fortuna appare dal fondo della tasca una monetina luccicante. Confortato dall’assistenza della buona sorte salgo al piano superiore, e varco l’inviolata soglia del supermercato. Capisco subito che mi sto inoltrando in territorio ostile. Butto l’occhio sulla lista che mi aveva scritto Raffaella, e mi sento mancare. Cerco di farmi forza e di affrontare le difficoltà una per volta, stile “Orazi e Curiazi”.

Quattro meloni. Facile, sono subito all’ingresso. Ricordavo che i meloni si valutano dal profumo e al tatto. Purtroppo so di essere debole d’olfatto, e mi quindi mi affido al tatto. Sono tutti duri come una palla da bowling. Decido, per il momento di soprassedere.

Patate. Si, ma quante, e come? Il tubero intero con tanto di buccia, o quelle fritte in busta, o magari la versione già pelata, o magari affettata o a dadini? Anche qui decido di rinviare…

Passo alle quattro scatole di bocconcini di mozzarella Vallelata. Li cerco affannosamente sui banchi dei formaggi. Niente. Capisco perché De Gaulle, uno che se ne intendeva, si chiedeva come si può governare un popolo che ha duecento tipi diversi di formaggi. Si riferiva ai francesi; noi, di formaggi, ne abbiamo molti i più. Con un colpo d’occhio però intravvedo nello scaffale a fianco un familiare colore rosso. Un colpo di fortuna: i pomodorini ciliegini volano nel carrello. Fuori uno.

Cerco qualcosa di facile. Due vasi grandi di olive snocciolate, e due col nocciolo. Li vedo. Per fortuna sono di vetro: sulla presenza o meno del nocciolo non mi fregano. Ma cosa vuol dire vasi grandi? Grandi rispetto a cosa? Poteva darmi del peso invece delle quantità! Mi concentro sulle confezioni più grandi. Olive in salamoia: esiste un altro modo di conservarle, o vanno bene queste? Speriamo in bene.

Cinque pacchetti di trofie e sei confezioni di pesto. L’indicazione scritta da Raffaella è che li conservano nella zona refrigerata, insieme. Potrebbe essere un colpaccio: due cose in una sola botta! Vedo una fila di frigo. Passo una mezz’oretta, rischiando la  periartrite al braccio destro, ad aprire e chiudere inutilmente sportelli di freezer, ripieni di gelati, pizze e pesci surgelati. Sconfortato mi rivolgo all’unico inserviente nei paraggi, un uomo di colore, chiedendogli delle trofie. Mi guarda con aria perplessa. Temo che mi stia prendendo in giro, e per metterlo alla prova gli chiedo dove si trova il cous cous. Lo trovo ferratissimo. Capisco che è in buona fede, ma che non mi può essere di nessun aiuto.

Chiedo allora a una signora, che poteva essere mia zia, e faccio la tardiva scoperta di aver sempre sottovalutano l’istinto da crocerossina che in una donna può scatenare il fatto di vedere un uomo lasciato dalla compagna in balìa di se stesso in mezzo ad un supermercato. Ed io che per far colpo sulle donne ho sempre puntato sul tenermi in forma giocando a tennis con gli amici!

Con piglio deciso la signora, dopo avermi detto che avevo passato l’ultima mezz’ora nel reparto surgelati, mi accompagna a destinazione. Trofie e pesto non sono più un problema.

È l’ora del tonno. Sulla lista: 800 grammi. Trovo lo scaffale. Ce ne sono decine di marche . Provo un arbitraggio sui prezzi, in fondo c’è la crisi… Niente da fare, tutte le confezioni hanno pesi multipli di tre. Non c’è verso di acquistare 800 grammi, nemmeno impostando un’equazione differenziale. Poteva darmi delle quantità, invece che del peso! Finisco per abbondare, non si sa mai, anche a rischio di mangiare avanzi per tutta la settimana successiva…

E il sacchetto di farro di mais? Dove sarà? Lo cerco affannosamente. Finisco nel reparto del miglio per canarini. Visto il precedente, cerco aiuto da qualche cliente giovane e carina. Niente da fare: sono tutte saldamente presidiate da mariti o fidanzati, evidentemente più previdenti di me, che ho sempre mandato Raffaella a far la spesa da sola….

Trovo finalmente il farro. Sorpresa! È di fianco al cous cous! Vedi a non seguire i consigli… Non è in sacchetto, è in scatola. Pazienza, decido di farmelo andar bene lo stesso.

Sono stressato. Per prendermi una pausa decido di rivolgermi ai prodotti sui quali mi sento forte: piattini, posate e bicchieri di plastica. Li trovo con relativa facilità. Orrore, hanno colori improponibili: arancione, viola cardinalizio, verde pisello… So che non potrei mai farli vedere in casa. Ma quelli bianchi non li fanno più? L’unica alternativa sembrano dei piattini col disegno dei Gormiti, ma capisco che tutti avrebbero pensato che erano degli avanzi dell’ultima festa dei bambini. A malincuore scelgo quelli arancione, che mi sembrano i meno peggio.

Fagiolini in scatola 500 grammi. Facile, direte voi. Ma volete quelli normali, i fini o i finissimi? Salomonicamente, dopo ampio studio, scelgo quelli medio-fini.

Una voce celestiale interrompe le mie ricerche: “informiamo i gentili clienti che tra dieci minuti il supermercato chiuderà”. Maledizione, già le otto e tre quarti!

Guardo affannosamente la lista: il più è fatto, ma devo accelerare.

Cinque tubi Pringles. Ma come, non aveva sempre detto che facevano malissimo ed erano un concentrato di colesterolo? Comincio a sospettare che voglia avvelenare i miei invitati…

Ecco il banco dei salumi. Prosciutto crudo. Si, ma quanto? Chiedo consiglio all’uomo al banco. Fa lui la quantità. Mi sembra poca…la raddoppio.

Irrompe di nuovo la voce celestiale: “cassa 15, chiudi!” Le pulsazioni mi aumentano. Mi riaffiora l’incubo del concorso notarile, quando in tre giorni, con tre prove scritte di sette ore l’una, ti giocavi l’esistenza, e gli inflessibili commissari passavano tra i banchi: “tempo scaduto, consegnate!”.

Diamine, ho lasciato indietro la mozzarella! Corro di nuovo allo scaffale dei formaggi, con l’occhio divenuto nel frattempo un po’ più esperto. Trovo finalmente i bocconcini di mozzarella Vallelata ma, orrore, ne sono rimasti solo tre sui quattro della lista! Capisco che non ho più il tempo di rimediare, e prendo quello che posso. Già che ero lì ci aggiungo il grana, che non si sa mai…

“Cassa 12. Chiudi!” Lo spettro di un finale da film dell’orrore con me rinchiuso nottetempo nel supermercato si sta materializzando!

Corri me medesimo, corri!

Brandeggio il carrello tra gli scaffali come fosse un gokart. Mi accorgo che non avevo visto che c’erano anche i pomodorini ciliegini biologici, ma non c’è più tempo per approfondire.

Niente vino, lo portano gli ospiti, scarico nel carrello un intero cartone di birre, che pesa un quintale. Capisco che sto seriamente mettendo a rischio l’esito dell’ozono terapia che ho appena fatto per un’ernia discale. È il turno dell’acqua gassata, altro peso inaudito.

“Cassa 9, chiudi!” Non posso aspettare oltre. Corro verso la cassa e… Maledizione! I piattini e i bicchieri di plastica bianchi! Ma perché non li hanno messi insieme agli altri? Lascio il carrello e corro disperatamente a rimettere quelli arancione al loro posto…

Trafelato arrivo alla cassa n. 5, l’ultima con la luce ancora verde, la luce della speranza.

Con tocco esperto la cassiera fa passare i miei acquisti sul lettore del codice a barre. “Ha la carta Fidaty?” La carta che? Mi sovviene che spesso avevo visto con sgomento la voce “Fidaty” nell’estratto conto della banca, ma confesso che non ci avevo proprio pensato. “Ce l’ha mia moglie, ma non l’ho qui con me. Che vantaggi dà?” “Su alcuni prodotti c’è il 20% di sconto…”.

Ho un tuffo al cuore. Sono tentato di rimettere tutto a posto e di ritornare il giorno dopo, ma non ce la faccio…

Mogio mogio pago, poi, sotto lo sguardo comprensivo della cassiera osservo il carrello. E adesso come faccio a portare tutta quella roba in macchina? “Non si preoccupi, può portare il carrello vicino alla macchina!” Mi rassicura la cassiera.Cena tra amici

Sfidando la forza di gravità, con titubanza, infilo il carrello nella rampa mobile inclinata, convinto che faccia la fine della carrozzina della famosa scena del film “la corazzata Potemkin” di Ejzenstejn; e invece no, rimane incollato alla rampa come un francobollo ad una raccomandata. Potenza della tecnica!

Scarico alla rinfusa la spesa nel baule della macchina. Poi vado a riporre il carrello. Armeggiando un po’ riesco a recuperare il mio eurino. Che soddisfazione! A volte anche piccole cose riescono a risollevare il morale…

La missione è quasi compiuta. Mancano le patate e il melone, e forse dovremo lesinare sui bocconcini di mozzarella, ma posso passare dal fruttivendolo domani. È l’ultimo giorno, lo so. Ma noi di Parlamento Salute siamo abituati a vivere alla giornata.

Una cosa però l’ho capita: non mi spaventa la prospettiva di affrontare la spesa pubblica, è quella privata che mi terrorizza.