Passate le elezioni politiche, il Comitato “Cavour” della provincia di Rimini ha attraversato senza spaccature la fase congressuale. La provincia ha espresso 36 voti al Congresso. Proprio l’elezione in Direzione Regionale di Carlo Rufo Spina, esponente del nostro Comitato, è stata la prima occasione in cui siamo tornati sui media locali online.

Terminata la partecipazione al Congresso, abbiamo iniziato a intervenire nel dibattito politico locale, che avevamo osservato da lontano durante la campagna elettorale per le elezioni politiche nazionali. Nella trattazione dei temi del territorio, ci siamo per ora concentrati su media e social network, mentre siamo nuovamente scesi a volantinare in piazza e a buchettare per strada in occasione della campagna nazionale #BastaSprechidiStato.

I nostri interventi, via via più frequenti, sono ancora in qualche modo “sperimentali”, una versione beta di quella che sarà una partecipazione costante, massiccia e estesa a tutti i municipi della provincia. Per ora, scegliamo di intervenire su alcuni temi, che meglio padroneggiamo e sui quali verifichiamo una chiara vicinanza di vedute all’interno del Comitato.

Scuola – In Maggio, abbiamo preso posizione sul referendum bolognese che voleva estromettere la scuola privata dalla politica comunale dell’istruzione. I media hanno riportato la nostra posizione per il “no” al referendum: lo abbiamo giudicato un mostriciattolo ideologico che avrebbe tolto possibilità di scelta tra pubblico e privato proprio alle famiglie meno ricche, con l’assurda conseguenza addizionale di rendere la fornitura del servizio più costosa anche per la stessa pubblica amministrazione. La nostra voce a favore della competizione nell’offerta educativa è stata tra quelle che, a Rimini, hanno fatto sì che il dibattito approdasse a risultati incoraggianti, lasciando la sola estrema sinistra (e non in tutti i suoi esponenti) a difendere la proposta liberticida e antieconomica dei referendari bolognesi.

Aeroporto – Dopo anni di gestione pubblica affidata a un ex sindaco di Riccione in quota PD, l’aeroporto internazionale di Rimini è arrivato alla soglia del fallimento. Al momento di portare i libri in tribunale, si è delineata una possibile via d’uscita attraverso una ricapitalizzazione che coinvolge creditori e altri privati. Tale ricapitalizzazione salva – forse – l’aeroporto e mette in minoranza gli enti pubblici (provincia e comuni), che prima detenevano il controllo della società. Nel momento in cui pareva che gli enti pubblici volessero comunque conservare la maggioranza attraverso delle controllate (quali ad esempio la Fiera di Rimini), Parlamento Salute è intervenuta – coniando lo slogan “Fuori la politica dall’aeroporto!” e ottenendo ampio spazio online e in cartaceo – a sostegno della privatizzazione e contro i giochi di prestigio degli enti pubblici. Parlamento Salute ha poi presidiato l’argomento a più riprese, sollecitando il nuovo assetto proprietario a abbracciare le regole del mercato e a divincolarsi dall’abbraccio fatale della politica. Con l’approvazione da parte del Tribunale dell’ultimo schema di concordato, gli enti pubblici hanno effettivamente perso la maggioranza nell’aeroporto.

Delfinario – Nel corso dell’Estate, si è scatenata una campagna – che ha avuto il suo più noto esponente nell’ex ministro PdL Michela Brambilla – contro il Delfinario di Rimini. Il Delfinario, costruito decenni fa, ha bisogno di espandersi per rispettare le leggi più recenti sul benessere dei delfini, al solito iper-dettagliate e minuziose, che si spingono a determinare numero e dimensioni delle vasche, esposizione a sole/ ombra ecc. Il Delfinario vuole investire per realizzare le strutture richieste dalla legge. Ma qui viene il bello. Il Comune, dopo aver fatto melina per anni sulle autorizzazioni, ora ha fatto marcia indietro, trincerandosi dietro al fatto che è “difficile” ottenere nuovi spazi dal Demanio sul quale il Delfinario sorge. Così il Delfinario si ritrova nell’assurda, kafkiana situazione di vedersi imposto dallo Stato il rispetto di leggi sulla struttura posteriori alla sua costruzione e di vedersi al contempo reso impossibile dall’inerzia di Comune e Demanio il rispetto di quelle stesse leggi. La conseguenza – se le cose non cambiano presto – sarà la chiusura del Delfinario. I delfini sono già stati sequestrati e verranno portati lontano da Rimini. Questo è un caso esemplare in cui leggi, regolamenti, burocrazia, disinteresse e ignavia delle amministrazioni uccidono un’azienda sana e profittevole, che per Rimini è anche attrazione turistica e generatrice diretta e indiretta di occupazione. Per questo Parlamento Salute è intervenuta più volte sui media e sui social network per esigere dall’Amministrazione e dal Demanio le autorizzazioni che consentirebbero al Delfinario di vivere.

Commercio abusivo – Quest’anno a Rimini il problema endemico del commercio abusivo ha toccato un picco. Abbondanza di venditori abusivi e diffusa tensione hanno portato più volte a risse e altri episodi spiacevoli. Il commercio abusivo, oltre a essere divenuto un problema di ordine pubblico, è sempre un fenomeno di grave concorrenza sleale, che turba le regole più elementari del commercio e della competizione, danneggiando gravemente i negozianti in regola. Per questo Parlamento Salute ha proposto un piano di contrasto in 5 punti al fenomeno, che sanzioni tutti i soggetti che traggono profitto dal commercio abusivo, stranieri e italiani. I 5 interventi proposti, fattibili e richiedenti sì volontà politica, ma non costi aggiuntivi materiali, hanno riscosso fortissimo interesse sui social network, essendo probabilmente il post-manifesto di maggior successo della storia della pagina facebook del nostro Comitato (la quale ha intanto superato i 550 “like”).

Cosa abbiamo imparato

• Il dibattito politico locale impone prontezza di riflessi, cioè la capacità di esprimere la propria posizione nel momento in cui un tema diventa oggetto di attenzione mediatica e del dibattito civico. In questo modo, la copertura dei media sulle nostre posizioni non manca. Eventuali interventi in controtempo cadrebbero invece nel disinteresse generale.

• L’informazione deve essere accurata e precisa, nella dimensione civica più ancora che in quella nazionale, perché i cittadini spesso hanno conoscenza diretta dei temi dibattuti.

• Il messaggio deve essere chiaro, se possibile sintetizzato in una frase che ne esprima il nocciolo (ad esempio “Fuori la politica dell’aeroporto!”) o articolato in punti cui corrispondano azioni specifiche e concrete (“i 5 punti contro l’abusivismo commerciale”).

• Il miglior modo per ottenere ampia circolazione sui social network è sintetizzare il contenuto in “manifesti digitali” con forte contenuto grafico, di rapida lettura e immediata comprensione.

L’esigenza di sintesi aiuta tra l’altro rendere le proposte chiare e coerenti.