riminiA volte capita anche di compiere un passo verso le riforme, verso l’efficienza, verso una Pubblica Amministrazione più razionale.
E capita anche – non sorprendentemente – che Parlamento Salute giochi la partita nella squadra dei riformatori, e che questa squadra – e questo in Italia è meno scontato – abbia la meglio.
E’ successo in questi giorni in provincia di Rimini, laddove i cittadini di due comuni, Poggio Berni (circa 3.500 abitanti) e Torriana (circa 1.500 abitanti) hanno deciso tramite referendum di fondersi.


Su impulso, va detto, delle due amministrazioni locali, a marzo 2013 è iniziato il processo di fusione. Il passaggio cruciale si è svolto lo scorso 6 ottobre, con il voto referendario. Il referendum era formalmente consultivo, ma la Regione aveva comunicato che – se la fusione fosse stata bocciata anche in un solo comune su due – il processo sarebbe stato interrotto.
L’esito non era affatto scontato. Solo pochi mesi fa, in giugno, un referendum analogo nella vicina provincia di Forlì-Cesena, per la fusione tra Savignano sul Rubicone e San Mauro Pascoli, era naufragato, a causa della vittoria dei “No” a San Mauro e anche nel voto complessivo. L’Italia, terra di campanilismi, può scegliere di preferire l’attaccamento al proprio “particulare” all’efficienza amministrativa.


Questa volta le cose sono andate diversamente. Un composito arco di forze politiche e locali ha appoggiato il referendum; altre però – come la Lega Nord – si sono schierate contro (confermando così la Lega come – nei fatti – uno dei partiti in circolazione più ostili alle riforme e dalla visione più asfittica in assoluto). Altre, in primis Forza Italia, hanno tenuto una posizione ambigua, non direttamente contraria, ma critica sulla supposta scarsa informazione.
Il Comitato di Parlamento Salute della provincia di Rimini, Comitato “Cavour”,  ha deciso – nel corso di un incontro convocato su temi locali il 22 Settembre - di prendere parte al processo referendario e di fare campagna attiva per il Sì al referendum, senza incertezze. Con l’impegno di più fattivi, sono stati preparati un manifesto digitale per il Sì e un breve deck informativo sui vantaggi della fusione. A entrambi è stata data diffusione sui canali digitali, anche tramite un piccolo investimento in pubblicità online preso dalla cassa autofinanziata del Comitato. 

E’ stato in questo modo possibile raggiungere con la visualizzazione dei nostri post circa 1.500 persone, tra cui moltissimi di Poggio Berni e Torriana (per mettere in prospettiva le grandezze, i votanti sono stati 2.060).
Naturalmente il Comitato è intervenuto anche sui media locali, diramando un comunicato stampa di sostegno al referendum e di invito al voto a firma del referente provinciale per la Direzione Regionale Carlo Rufo Spina e del referente del Comitato per Poggio Berni e Torriana, Cristian Ronconi, di Poggio. Le nostre argomentazioni  e la nostra esortazione sono quindi state pubblicate con buona evidenza sulle pagine giornalistiche della Valmarecchia, cui i due Comuni al voto appartengono.
Argomentazioni a favore che – con estrema sintesi – possiamo riassumere  in:


• maggiore efficienza (cioè meno costi a parità di servizi resi ai cittadini) dovuta a estensione delle best practice, eliminazione delle duplicazioni e più forte potere negoziale verso i fornitori;
• più avanzata specializzazione delle risorse e risparmi – nel tempo – attraverso una migliore gestione del turn-over;
• governo più integrato e coordinato del territorio;
• maggior peso politico verso gli altri comuni, Camera di Commercio, ASL, e verso gli enti e società di gestione dei servizi di pubblica utilità;
• semplificazione istituzionale e riduzione dei costi della politica;
• infine – con intensità decrescente su un periodo di 15 anni – finanziamenti statali e regionali di incentivo alla fusione, per un ammontare rilevante (all’inizio, i finanziamenti straordinari porteranno a un incremento delle entrate correnti di quasi il 10%). Va infatti segnalato che la Regione Emilia-Romagna, con una legge specifica, incentiva le fusioni di comuni più di quanto prescritto dalle leggi nazionali, e infatti altri piccoli comuni si stanno effettivamente fondendo (anche se – come abbiamo visto nel caso di Savignano e San Mauro – non tutti i processi di unificazione superano lo scoglio del referendum e vanno in porto).


Siamo dunque intervenuti, dando visibilità ulteriore alle ragioni del Sì, sui network sociali e sulla stampa. Abbiamo da subito avvertito, come le altre forze che si battevano parallelamente per il Sì, un buon riscontro.
Infine, il referendum. I risultati del voto, la sera del 6 ottobre, hanno confermato le sensazioni, anzi le hanno surclassate. L’affluenza è stata buona, per un referendum senza quorum: circa il 50%. I Sì hanno trionfato: a Poggio Berni 81,2% favorevoli; a Torriana 90,84%.


Il 1° Gennaio 2017 nascerà il Comune unico, probabilmente sotto il nome di Poggio Torriana. Il primo passo è stato compiuto. Naturalmente, l’operazione non è conclusa. Anzi, è appena iniziata. Un’integrazione può essere condotta bene o male.
Serve anzitutto che il nuovo comune si doti di un’organizzazione efficiente, colga tutte le sinergie possibili per migliorare i servizi e diminuire le spese, trovi un punto di equilibrio a vantaggio dei cittadini nella politica fiscale. Ora sarà responsabilità del nuovo Sindaco da eleggersi nel 2017 cogliere questa opportunità e condurre con abilità il processo di integrazione.


La morale di questa storia è che non è impossibile, neppure in Italia, fare delle riforme. E’ perfino possibile farle con il sostegno della cittadinanza. Certo, la cittadinanza va coinvolta. Serve un’azione di informazione, argomentazione, convincimento. Deve essere chiaro cosa è in gioco e quali sono i vantaggi. Questa azione è quello che – nel suo piccolo e insieme ad altri – ha fatto il Comitato di Parlamento Salute della Provincia di Rimini.
Il risultato è stato raggiunto.

Passate le elezioni politiche, il Comitato “Cavour” della provincia di Rimini ha attraversato senza spaccature la fase congressuale. La provincia ha espresso 36 voti al Congresso. Proprio l’elezione in Direzione Regionale di Carlo Rufo Spina, esponente del nostro Comitato, è stata la prima occasione in cui siamo tornati sui media locali online.

Terminata la partecipazione al Congresso, abbiamo iniziato a intervenire nel dibattito politico locale, che avevamo osservato da lontano durante la campagna elettorale per le elezioni politiche nazionali. Nella trattazione dei temi del territorio, ci siamo per ora concentrati su media e social network, mentre siamo nuovamente scesi a volantinare in piazza e a buchettare per strada in occasione della campagna nazionale #BastaSprechidiStato.

I nostri interventi, via via più frequenti, sono ancora in qualche modo “sperimentali”, una versione beta di quella che sarà una partecipazione costante, massiccia e estesa a tutti i municipi della provincia. Per ora, scegliamo di intervenire su alcuni temi, che meglio padroneggiamo e sui quali verifichiamo una chiara vicinanza di vedute all’interno del Comitato.

Scuola – In Maggio, abbiamo preso posizione sul referendum bolognese che voleva estromettere la scuola privata dalla politica comunale dell’istruzione. I media hanno riportato la nostra posizione per il “no” al referendum: lo abbiamo giudicato un mostriciattolo ideologico che avrebbe tolto possibilità di scelta tra pubblico e privato proprio alle famiglie meno ricche, con l’assurda conseguenza addizionale di rendere la fornitura del servizio più costosa anche per la stessa pubblica amministrazione. La nostra voce a favore della competizione nell’offerta educativa è stata tra quelle che, a Rimini, hanno fatto sì che il dibattito approdasse a risultati incoraggianti, lasciando la sola estrema sinistra (e non in tutti i suoi esponenti) a difendere la proposta liberticida e antieconomica dei referendari bolognesi.

Aeroporto – Dopo anni di gestione pubblica affidata a un ex sindaco di Riccione in quota PD, l’aeroporto internazionale di Rimini è arrivato alla soglia del fallimento. Al momento di portare i libri in tribunale, si è delineata una possibile via d’uscita attraverso una ricapitalizzazione che coinvolge creditori e altri privati. Tale ricapitalizzazione salva – forse – l’aeroporto e mette in minoranza gli enti pubblici (provincia e comuni), che prima detenevano il controllo della società. Nel momento in cui pareva che gli enti pubblici volessero comunque conservare la maggioranza attraverso delle controllate (quali ad esempio la Fiera di Rimini), Parlamento Salute è intervenuta – coniando lo slogan “Fuori la politica dall’aeroporto!” e ottenendo ampio spazio online e in cartaceo – a sostegno della privatizzazione e contro i giochi di prestigio degli enti pubblici. Parlamento Salute ha poi presidiato l’argomento a più riprese, sollecitando il nuovo assetto proprietario a abbracciare le regole del mercato e a divincolarsi dall’abbraccio fatale della politica. Con l’approvazione da parte del Tribunale dell’ultimo schema di concordato, gli enti pubblici hanno effettivamente perso la maggioranza nell’aeroporto.

Delfinario – Nel corso dell’Estate, si è scatenata una campagna – che ha avuto il suo più noto esponente nell’ex ministro PdL Michela Brambilla – contro il Delfinario di Rimini. Il Delfinario, costruito decenni fa, ha bisogno di espandersi per rispettare le leggi più recenti sul benessere dei delfini, al solito iper-dettagliate e minuziose, che si spingono a determinare numero e dimensioni delle vasche, esposizione a sole/ ombra ecc. Il Delfinario vuole investire per realizzare le strutture richieste dalla legge. Ma qui viene il bello. Il Comune, dopo aver fatto melina per anni sulle autorizzazioni, ora ha fatto marcia indietro, trincerandosi dietro al fatto che è “difficile” ottenere nuovi spazi dal Demanio sul quale il Delfinario sorge. Così il Delfinario si ritrova nell’assurda, kafkiana situazione di vedersi imposto dallo Stato il rispetto di leggi sulla struttura posteriori alla sua costruzione e di vedersi al contempo reso impossibile dall’inerzia di Comune e Demanio il rispetto di quelle stesse leggi. La conseguenza – se le cose non cambiano presto – sarà la chiusura del Delfinario. I delfini sono già stati sequestrati e verranno portati lontano da Rimini. Questo è un caso esemplare in cui leggi, regolamenti, burocrazia, disinteresse e ignavia delle amministrazioni uccidono un’azienda sana e profittevole, che per Rimini è anche attrazione turistica e generatrice diretta e indiretta di occupazione. Per questo Parlamento Salute è intervenuta più volte sui media e sui social network per esigere dall’Amministrazione e dal Demanio le autorizzazioni che consentirebbero al Delfinario di vivere.

Commercio abusivo – Quest’anno a Rimini il problema endemico del commercio abusivo ha toccato un picco. Abbondanza di venditori abusivi e diffusa tensione hanno portato più volte a risse e altri episodi spiacevoli. Il commercio abusivo, oltre a essere divenuto un problema di ordine pubblico, è sempre un fenomeno di grave concorrenza sleale, che turba le regole più elementari del commercio e della competizione, danneggiando gravemente i negozianti in regola. Per questo Parlamento Salute ha proposto un piano di contrasto in 5 punti al fenomeno, che sanzioni tutti i soggetti che traggono profitto dal commercio abusivo, stranieri e italiani. I 5 interventi proposti, fattibili e richiedenti sì volontà politica, ma non costi aggiuntivi materiali, hanno riscosso fortissimo interesse sui social network, essendo probabilmente il post-manifesto di maggior successo della storia della pagina facebook del nostro Comitato (la quale ha intanto superato i 550 “like”).

Cosa abbiamo imparato

• Il dibattito politico locale impone prontezza di riflessi, cioè la capacità di esprimere la propria posizione nel momento in cui un tema diventa oggetto di attenzione mediatica e del dibattito civico. In questo modo, la copertura dei media sulle nostre posizioni non manca. Eventuali interventi in controtempo cadrebbero invece nel disinteresse generale.

• L’informazione deve essere accurata e precisa, nella dimensione civica più ancora che in quella nazionale, perché i cittadini spesso hanno conoscenza diretta dei temi dibattuti.

• Il messaggio deve essere chiaro, se possibile sintetizzato in una frase che ne esprima il nocciolo (ad esempio “Fuori la politica dell’aeroporto!”) o articolato in punti cui corrispondano azioni specifiche e concrete (“i 5 punti contro l’abusivismo commerciale”).

• Il miglior modo per ottenere ampia circolazione sui social network è sintetizzare il contenuto in “manifesti digitali” con forte contenuto grafico, di rapida lettura e immediata comprensione.

L’esigenza di sintesi aiuta tra l’altro rendere le proposte chiare e coerenti.