parmigiano reggianoCon questo titolo si apriva la copertina della sezione “impresa e territori” del Sole 24 ore di sabato 1° novembre.
E’ la storia di una azienda alimentare reggiana, la Nuova Castelli, pronta ad investire 30 milioni di euro per costruire un grande deposito per la stagionatura del parmigiano reggiano.
E pronta a raddoppiare a 60 se Lor Signori  concederanno di realizzare, bontà loro, anche un grande impianto di produzione.

E’ una storia ordinaria di potere usato contro la gente, la creazione di posti di lavoro, le opportunità di crescita.
Potere usato anche contro il comparto lattiero caseario, perché il terremoto ha distrutto molti magazzini di stagionatura, che oggi non sono sempre in numero sufficiente, e quel deposito farebbe comodo anche ai produttori.
Potere contro Il sindaco di San Martino in Rio, al quale l’azienda si era rivolta per realizzare nel territorio del comune l’ambizioso progetto, le decine di posti di lavoro che sarebbero stati creati avrebbero ampiamente compensato i 24 posti di lavoro di prossima perdita per la chiusura di un maglificio locale.

Ma sulla strada di un imprenditore che fa utili e di un sindaco che tutela la sua gente, o almeno ci prova, si pone la provincia di Reggio Emilia, nella persona della sua presidente, Sonia Masini.
Si, proprio la provincia, quell’ente che tanti, almeno  a parole, vorrebbero abolire, simbolo del parassitismo della partitocrazia, riafferma il suo ruolo di organo burocratico e centralistico.
Altro che federalismo, l’istanza superiore che mette a tacere quella inferiore, come si usa dagli anni cinquanta del secolo scorso.
E poco conta che l’istanza superiore, la provincia, sia un entità da superare e da abolire.
Particolarmente squallido è poi il modo con il quale l’ente dice di no al comune e all’impresa.
Richiamandosi all’art.15 della legge regionale sulla tutela del territorio, invita l’impresa a riformulare la domanda utilizzando quanto previsto dall’art.14.
Poi a voce Sonia Masini dichiara: non è questione di lentezza burocratica ma di muoversi in linea con le strategie dell’Amministrazione.
Dice ancora che le procedure non erano conformi ma, che, più importanti, noi non siamo convinti della bontà di un investimento di quella entità.
Poco conta che i furti nelle piccole strutture siano all’ordine del giorno e una grande struttura offrirebbe garanzie in termini di sicurezza.
Non l’amministrazione al servizio dei cittadini che promuovono impresa e creano lavoro, ma impresa che può essere tale solo se rispetta i dettami del Grande Leader; ah no, scusate siamo a Reggio Emilia, non a Pyong Yang, dove probabilmente l’imprenditore reggiano sarebbe accolto a braccia aperte.
Ma la Corea del Nord è un po’ fuori dal territorio previsto dal disciplinare del parmigiano reggiano, all’imprenditore (Dante Bigi) non resta che sperare di trovare un po’di buon senso nelle province di Parma o Modena, la sua possibilità di delocalizzare è limitata.