Sono in vista le elezioni amministrative a Modena, in questo contesto diventa molto importante conoscere ed analizzare le azioni intraprese dall’attuale e dalle precedenti amministrazioni, a questo scopo è strumento fondamentale di analisi il bilancio comunale.

Con questo articolo Gian Luca Muzzarelli inizia una serie di analisi che partendo dal bilancio del comune ci presentano come l’amministrazione si è mossa nella gestione della cosa pubblica.

A Modena accade anche questo di Gianluca Muzzarelli

Legare il Bilancio di un Comune alla capacità di raccogliere dati ed informazioni sugli o contro gli avversari politici, sembra una cosa senza senso. Ma non è così. La sinistra governa a Modena da oltre sessanta anni, prima come PCI, poi come PDS, poi come DS, ora come PD.

Ai bei tempi del comunismo e della guerra fredda il PCI aveva la notissima struttura cellulare con cui tramite volontari politici poteva contare e controllare tutti gli aderenti, verificandone poi la fedeltà con i risultati della cabina elettorale. Dopo la caduta del muro di Berlino e la evaporazione delle ideologie, la fedeltà dei volontari e la loro determinazione politica è progressivamente venuta meno, ma non è certo scomparsa del tutto. Il PD, nella sua componente veterocomunista, è ancora presente, almeno in parte, soprattutto da noi, ma non controlla più come una volta il proprio elettorato, ora molto più fluido, più soggetto ai cambiamenti di opinione, meno ideologizzato. Allora è necessario utilizzare strumenti diversi, in primo luogo per conoscere meglio la base di riferimento; su questa conoscenza costruire una strategia di controllo del territorio in modo tale da inibire ogni possibile spazio di manovra all’avversario. Quindi si tratta di conoscenza non certamente fine a se stessa, ma finalizzata ad una vera e propria gestione del potere politico.

Uno strumento preziosissimo a questo scopo è proprio il Bilancio, che offre una varietà pressoché infinita di opportunità di intervento. Partendo dai mondi della cultura e dello sport, in cui il PD è inserito da tempo. Le tradizioni non vengono mai dimenticate, anche se dal 2012 sport e cultura non possono più essere posti nel novero delle funzioni fondamentali per un Comune. Di ciò si è accorta anche la Giunta di Modena che riporta testualmente, nella sua relazione al Bilancio 2015, riferendosi alla legge 135/2012 (cosiddetta “spending review”): “Con riferimento alle funzioni fondamentali dei Comuni, sono ridefinite le funzioni fondamentali, con una descrizione più precisa delle funzioni stesse, mantenendo comunque l’esclusione per le funzioni culturali, sportive e dello sviluppo economico”.

Quindi sport e cultura erano e sono tuttora fuori, almeno per il Governo Monti e quelli precedenti, ma sono invece dentro per il Comune di Modena. Sarebbe troppo lungo elencare, in queste righe, tutte le iniziative, da quelle meno costose a quelle costosissime, che l’Amministrazione dedica a questi due mondi. Purtroppo dai revisori dei conti neppure una parola su questo evidente controsenso. Ricordiamo che funzioni fondamentali sono, oltre all’organizzazione generale e finanziaria del comune, al catasto, anagrafe e stato civile, la gestione del territorio sia urbano che rurale, l’ambiente e i rifiuti, la protezione civile, l’edilizia scolastica, la viabilità e i trasporti pubblici comunali, i servizi sociali, l’istruzione pubblica e gli asili nido, la polizia locale, l’assistenza scolastica e la refezione. Ma è presente un altro modo, molto più sottile e meno evidente del trasferimento di denaro puro e semplice. La Giunta di Modena si è data un gran daffare per essere presente, in forma diretta, in tutti i gangli della vita sociale ed economica della città. E’ chiaro che il fatto di essere membro di 14 società è, come minimo, una fonte informativa di prim’ordine nei settori in cui operano queste società. Dalle banche (BPER e Banca Etica) alle farmacie (12 al momento, 13 il prossimo anno), alla formazione del personale, dalla valorizzazione del territorio alla filosofia (alias cultura), Modena è presente con partecipazioni di entità variabile, ma significativa, in tutti questi settori. Per non parlare dei consorzi (3), delle aziende per i servizi alla persona, delle Istituzioni (1, l’Istituto Musicale Vecchi-Tonelli, ancora cultura), alle 54 concessioni per servizi pubblicidati in gestione ad altri. Che si tratti di servizi pubblici è chiaro, che siano servizi scaturenti da obblighi, è molto meno chiaro. Infatti sport e cultura sono ancora ben presenti all’interno di questa rassegna.

Voglio ora ricordare i cosiddetti strumenti di programmazione decentrata, atti, cioè, che sono utilizzati in forma massiccia, in collaborazione con una miriade di altre istituzioni, enti, associazioni, e realtà varie sul territorio, da lasciare senza parola. Si tratta di ben 79 iniziative di vario genere, tutte formalizzate con atti precisi, alcune molto costose, altre meno costose, altre prive di costi, altre ancora dai costi imprecisati, con i quali il Comune interviene o propone di intervenire nei settori più disparati: uno, in particolare, degno di nota soprattutto per i risultati nefasti: nel settore ferroviario sono stati sottoscritti ben quattro accordi di programma, di cui tre anche con Ferrovie dello Stato SpA e TAV SpA, relativi alla riqualificazione della stazione ferroviaria di Modena, alla sistemazione del nodo ferroviario e alla quadruplicazione ferrovia veloce tratta MIBO. Questo attivismo ha avuto come risultato, diretto o indiretto, la scelta di Reggio Emilia come stazione per l’alta velocità. Non credo sia necessario commentare.

Altri strumenti di programmazione decentrata vanno dal trasporto merci nel bacino ceramico ai patti per la scuola, dai nidi aziendali agli itinerari scuola-città, dalla formazione per insegnanti alle iniziative con Modena Radio City per Mercantingioco, al controllo della qualità dell’aria, addirittura all’adesione all’accordo di partenariato per la sicurezza urbana con la Polizia Municipale di Torino e Venezia; insomma un florilegio di attività totalmente disomogenee, realizzato con una varietà di atti (9 Accordi, 1 Accordo applicativo, 20 Accordi di programma, 9 Accordi volontari,

1 Adesione, 1 Carta d’intenti, 25 Convenzioni, 1 Fondo, 1 Patto, 1 Primo protocollo, 1 Progetto, 2 Protocolli,7 Protocolli d’intesa) che dimostrano anche una eccezionale fantasia nel saper dare la perfetta denominazione al tipo di attività che si intende mettere in campo. Che poi tutto questo sia utile al cittadino modenese, oppure sia in linea con le funzioni fondamentali che un Comune deve svolgere, è piuttosto difficile capirlo.

Ma non è finita qui. Infatti si è assistito, soprattutto negli ultimi anni alla partecipazione del Comune di Modena ad una serie di Fondazioni che aggiungono, a quello di cui si è già scritto in precedenza, anche molta visibilità e un ritorno d’immagine di tutto rispetto. Questo è un fenomeno abbastanza nuovo, in quanto si è sviluppato soprattutto a partire dagli anni 2000. Si tratta di fondazioni, alcune delle quali molto costose, altre meno costose, altre senza spese per il Comune, che danno occupazione a 200 persone (lavori utili in senso proprio? solo socialmente utili? del tutto inutili?), sulla cui necessità di partecipazione per il Comune di Modena ci sarebbe molto da dire.

Va anche rimarcato che per 9 di queste fondazioni Modena è socio fondatore, mentre per una è addirittura socio fondatore promotore.

Ovviamente, quando sono utilizzati fondi pubblici, tutto quanto sopra descritto viene pagato dal cittadino. E la descrizione potrebbe continuare, ma preferisco fermarmi qui. Chi legge avrà certamente capito tutto.

Per uno come noi che immagina o, meglio, sogna lo stato e le amministrazioni locali come enti leggeri, non invasivi, efficienti, attenti alla spesa pubblica, indisponibili allo spreco di denaro, rispettosi del cittadino, favorevoli alla libera iniziativa, tutto questo suona come qualcosa di inverosimile, lontano anni luce dai principi e dall’etica liberale. Ma tant’è. Prima ci abitueremo a questo sistema, meglio lo conosceremo, meglio saremo in grado di contrastarlo e, se possibile, di sconfiggerlo.