Nell’ultimo mese la regione dell'Emilia Romagna è balzata agli onori dei media nazionali per la vergognosa vicenda dei rimborsi chiesti dai gruppi consiliari dell’assemblea regionale.
Si tratta dell’ennesimo esempio di uso privatistico della cosa pubblica. Dell’ennesima dimostrazione che i politici considerano le assemblee elettive non il luogo in cui si rappresentano e si amministrano i cittadini ma il loro personalissimo bancomat da cui attingere danaro e prebende per sé e i propri amici.
Tutto ciò senza infrangere la legge italiana.


La vicenda ha infatti dell’inquietante in quanto pare che, fino all’introduzione di una leggina restrittiva (quella che ha fatto scattare l’inchiesta della guardia di Finanza) introdotta dal governo Monti a seguito dello scandalo-Fiorito, i gruppi consiliari potessero farsi rimborsare più o meno tutto.


Per spiegarmi meglio, ciò significa che, PER LEGGE, il popolo italiano doveva (o forse deve tuttora, l’inchiesta è in corso, staremo a vedere), rimborsare ai propri eletti regionali: ristoranti di lusso da 200 euro a testa, soggiorni in albergo da 1000 euro a notte, viaggi, cene di beneficenza con cui ci si procaccia voti, fiori e gioielli per segretarie e militanti e, se non bastasse, anche le tutine per i bebé degli amici.
L’incresciosa vicenda coinvolge tutti i gruppi consiliari persino quello del Movimento 5 Stelle. Pare dunque che I seguaci di Beppe Grillo non abbiano avuto bisogno di molto tempo per adeguarsi all’italico andazzo.
È importante parlare di cifre perché l’entità del maltolto è davvero ingente. Le Fiamme gialle stanno passando al vaglio 30.000 scontrini di spese effettuate dai consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna dal 2005 a oggi contestando 673mila euro di ricevute al Pd, 390mila al (ex-)Pdl, 193mila alla Lega, 147mila all’Italia dei Valori, 126mila a Sel e 87mila al Movimento 5 stelle.


Il comportamento del Presidente della Regione Vasco Errani è stato sin dall’inizio all’insegna dell’ambiguità e della reticenza; molteplici sono stati I suoi tentativi di farla passare liscia ai mangiapane a tradimento del consiglio regionale. Errani ha dapprima tentato un’improponibile difesa del capogruppo PD Monari, invischiato fino al collo nella vicenda; ha successivamente fatto pressioni sul governo al fine di far passare in Parlamento emendamenti in grado di far perdere il carattere retroattivo alla legge-Fiorito in modo tale da vanificare le inchieste in corso. È tuttavia notizia di oggi che questo improvvido tentativo è però fallito, la mobilitazione e la raccolta di firme lanciata da Parlamento Salute per Fermare il Declino contro il malaffare in regione ha avuto successo e il Parlamento ha stralcialto dai provvedimenti in esame le modifiche volute da Errani che ha dovuto dichiararsi favore ai controlli.
Non cantiamo vittoria, ma pare che le inchieste potranno fare il proprio corso.


Negli ultimi giorni il presidente della regione ha tuttavia superato se stesso trovando addirittura il coraggio di indignarsi e urlare alla persecuzione difendendo il modello emiliano-romagnolo di buongoverno. In ciò è stato spalleggiato da tutti i segretari provinciali del suo partito e da uomini di primo piano della politica nazionale, Cuperlo, Fassino, Delrio ed Epifani che
domenica scorsa hanno fatto circolare una nota che inneggia ai grandi risultati ottenuti dall’Emilia-Romagna per merito del suo presidente affermando testualmente che “questi risultati e questa azione debbono poter continuare per il bene dei cittadini e della Regione”.


Io penso invece che questi signori dovrebbero trovare il pudore e la decenza di tacere o almeno di evitare di dire simili scempiaggini. Quanto è successo è l’ennesima dimostrazione che il bene della Regione e dei suoi cittadini non può che coincidere con le dimissioni dell’assemblea e della giunta regionale che si sono coperte di fango a causa di comportamenti arroganti e truffaldini.
Venendo a Palazzo d’Accursio mi trovo di nuovo a parlare del duo Merola-Lepore. Il primo dopo aver magnificato i T-days dipingendoli come il progresso e la panacea ha dovuto ammettere che essi penalizzano la mobilità dei cittadini e il commercio pertanto ha proposto un trenino che scarrozzi su e giù per Indipendenza e Rizzoli gli amanti dello shopping del week-end. Sì, avete capito bene: un trenino sul modello di quelli dei parco giochi della riviera romagnola! Pare che però tale prodigio della tecnica necessiti del nulla osta di ben 5 ministeri. L’italica burocrazia ha così affossato l’idea del sindaco.


Il secondo invece continua a spendere energie nell’organizzare conferenze- stampa per lanciare un concorso che doti Bologna di un nuovo “brand”, sì insomma un nuovo simbolo che dovrebbe, come non è stato spiegato, rilanciarne l’offuscata immagine nel mondo. È sconcertante notare come la classe politca locale abbia perso completamente il contatto con la realtà che si trova ad amministrare. Il sindaco e il suo assessore si comportano come due casalinghe che si ostinano a passare la cera sul pavimento mentro la loro casa va a fuoco.
Mi piace sempre concludere con una notizia positiva che ci tira un pò su di morale ma devo purtroppo registrare che le buone nuove non vengono mai dai nostri politici. Siamo fortunati a Bologna e provincia ad avere imprenditori che continuano a lottare contro la burocrazia e le tasse espandendo con competenza e coraggio il loro progetto imprenditoriale.


 Il 26 ottobre scorso la Marchesini Group, leader mondiale del packaging specializzata nella furniture di linee complete e macchine per il confezionamento, ha inaugurato una nuova struttura di 5400 metri quadrati nel quartier generale di Pianoro costata 7,5 milioni di euro. Una vera e propria boccata d’aria fresca per l’asfittica economia bolognese. Mi piace concludere riportando alcune parole pronunciate in quell’occasione dal presidente Maurizio Marchesini:
“Un gruppo di persone quando condivide un obiettivo può raggiungere l’impossibile”.
 Speriamo siano di buon auspicio anche per Parlamento Salute che ha davanti a sé sfide enormi.