salute bolognaLo scorso 12 ottobre l’assessore alla sanità Rizzo Nervo ha fatto un’apparizione al festival della mortadella in Piazza Re Enzo. A margine della kermesse si è infatti svolta una festa della “cittadinanza attiva” ovvero di quei gruppi di cittadini che a Bologna con una meritoria azione di volontariato si prendono cura delle città, delle sue bellezze e dei suoi luoghi comuni. L’assessore non ha mancato di ringraziarli con altisonanti parole: “La città riguarda tutti. Non possiamo più credere che sia solo compito del Comune gestire i beni comuni della città. In tanti se ne prendono cura assieme a noi”. Par proprio che questa amministrazione comunale stia prendendo un po’ troppo alla lettera le parole del suo assessore. La sensazione che si ha non è infatti che tante persone si prendano cura della città assieme al Comune ma che tante persone se ne prendano cura senza ricevere alcun aiuto da parte del Comune il quale, più che a risolvere problemi, è impegnato a combinare disastri. Verrebbe da dire che è una fortuna che a Bologna ci siano così tanti cittadini innamorati della propria città. Pare infatti sia toccato alla generosità dei Bolognesi, mediante una sottoscrizione organizzata dal Carlino, trovare 750 mila dell’oltre milione di Euro spesi per il restauro delle Basilica di Santo Stefano. E pare che saranno ancora i Bolognesi a tirare fuori i 300.000 euro che serviranno a evitare che il portico di San Luca crolli all’altezza della curva delle orfanelle. L’altro giorno un altro assessore di Merola, Matteo Lepore, ci faceva infatti sapere, tramite la sua pagina facebook, che grazie a un sondaggio apparso sulla pagina del Comune, per il 48% dei Bolognesi il portico di San Luca è il “cuore” della città. Purtroppo si sa, in Italia, la parola “cuore” molte volte è sinonimo di “portafoglio”.
A seguito infatti di questa fondamentale divulgazione l’assessore si lasciava andare ad un appello strappalacrime alla generosità dei Bolognesi per salvare “il portico più lungo del mondo” e invitava la cittadinanza a prendere parte ad un concerto al Teatro delle Celebrazioni organizzato per il duecentenario della nascita di Giuseppe Verdi il cui ricavato sarebbe stato destinato ai lavori di restauro.


Mi si obietterà che siamo in tempi di crisi e che non c’è niente di male a fare appello alla generosità dei cittadini per salvare i monumenti. Leggendo le ultime notizie provenienti dal Comune pare infatti che a Piazza Liber Paradisus stiano raschiando il fondo del barile. Il Corriere di Bologna riporta infatti che è stata diramata una circolare attuativa che impegna i dipendenti comunali a non utilizzare il grassetto, ciò al fine risparmiare un po’ d’inchiostro per stampante. In tale circolare si menziona anche la necessità di scuotere il toner prima di sostituirlo in quanto in questo modo si riesce a stampare, magari un po’ sbiadita, un’altra decina di pagine. Se avessi la memoria corta mi spellerei le mani nell’applaudire la parsimonia con cui i nostri amministratori gestiscono il soldo pubblico. Purtroppo, però, ho una memoria da elefante e faccio fatica ad accettare di essere
preso in giro dalle stesse persone che, tra le altre nefandezze, hanno speso 182 milioni di euro per dare a Bologna un tram che non esiste. Fa davvero rabbia pensare che la stessa giunta (assieme alle precedenti, per carità) che ha finanziato un progetto folle come quello del Civis, ora tenti di “grattare” pochi spiccioli lesinando sull’inchiostro delle stampanti comunali e ricorra a pubbliche donazioni per finanziare la ristrutturazione di un monumento che ben presto vedrà apporsi il sigillo dell’Unesco. Sarei curioso di sapere se anche all’estero i monumenti in predicato di diventare patrimonio Unesco vengono lasciati cadere a pezzi. Pare che i soldi in Italia ci siano solo quando vanno scialacquati, per le cose veramente utili mancano sempre. Bah!


Parliamo ora di un altro paio di questioni, il Motor Show e il People Mover, che danno purtroppo bene l’idea delle condizioni in cui versa il capoluogo emiliano.motorshow
Pochi giorni fa l’edizione 2016 del Motor Show veniva cancellata mediante un post su facebook.
Gli organizzatori francesi di Gl events rendevano nota l’impossibilità di realizzare l’evento a causa dei troppi forfait dati dalle case automobilistiche. Una vera e propria doccia fredda per la città che vede scomparire in un batter d’occhio un evento che per decine d’anni oltre a creare un enorme giro d’affari, le aveva dato lustro e notorietà a livello mondiale. Le reazioni del sindaco Merola e del presidente di BolognaFiere Campagnoli hanno dell’incredibile. Entrambi infatti sono caduti dalle nuvole e hanno dichiarato di non saperne nulla e se la sono presa con l’“unilateralità” della decisione dei francesi. Campagnoli addirittura si è lasciato andare a una smargiassata facendo intendere che la perdita non è poi così grave: “Bologna non organizza fierette”, ha detto alludendo al fatto che da quando Gl events organizza il Motor Show, esso va in scena in tono minore. Nei giorni successivi l’impareggiabile duo Merola-Lepore è addirittura arrivato a prendersela con l’ex-patron Cazzola che col Motor Show non ha più niente a che fare da 6 anni, e che a loro dire sta tradendo la sua città natale perché pensa di organizzare un salone dell’auto a Milano.


Cerchiamo ora di lasciarci alle spalle queste fantasiose invettive e di riportare questa vicenda grave su binari di realtà. Chiariamo innanzitutto che la “fieretta” di cui parla Campagnoli l’anno scorso aveva venduto 400.000 biglietti e che la sua cancellazione porta a un danno globale di molte decine di milioni di euro. Allarmanti le dichiarazioni di albergatori, ristoratori e anche dei sindacati bolognesi. Danilo Gruppi (CGIL) ha dichiarato che il danno economico e sociale causato dalla mancata organizzazione del Motor Show è pari a quello arrecato dalla chiusura di un’azienda.


Lungi da me incolpare Merola e Campagnoli della crisi del settore auto tuttavia avrebbero sicuramente potuto prodigarsi di più per evitare il peggio o, almeno, avrebbero potuto allertare le parti in causa di quanto stava succedendo. Oppure sono veramente convinti che sia credibile la versione in base alla quale non ne sapevano nulla ed è tutta colpa dei transalpini brutti e cattivi? Si rendono conto, il sindaco e il presidente della fiera, che accreditare questa storiella equivale a dire che per organizzare il Motor Show è necessario meno tempo di quanto ne serva per mettere in piedi la “Tartufesta” che fanno nella mia amata Pianoro tutti gli ottobre?
La questione People-Mover per certi versi è ancora più angosciante. In primo luogo pare che rischiamo di vedere andare in fumo gli 8 milioni di euro già spesi in progettazioni, consulenze, spese legali ed espropri in quanto l’Autorità per gli appalti ha avanzato qualche dubbio sul procedimento di assegnazione e ha portato il tutto davanti al Tar del Lazio che entro il 20 novembre deve decidere se affossare o meno il progetto. In secondo luogo, e questo mi sembra altrettanto grave, non si capisce quale sia l’utilità di un progetto, faraonico, costoso e dall’impatto urbanistico così significativo, quando per collegare la Stazione Centrale e l’Aeroporto in maniera veloce basterebbe congiungere la stazione di Borgo Panigale (che è sulla Bologna-Porretta) con il Marconi. Già, poche centinaia di metri di via ferrata sarebbero sufficienti a garantire, in una decina di minuti, il raggiungimento del nostro scalo da parte dei suoi sempre più numerosi utenti risparmiando ai Bolognesi milioni di euro e ai viaggiatori di salire sul costosissimo (se siete in tre conviene il taxi), affollato e inaffidabile autobus BLQ, l’unica linea Tper su cui si compera il biglietto dall’autista (6 euro a tratta).
Fortunatamente in questa valle di lacrime c’è anche qualche raggio di sole. Ma state tranquilli, il Comune non c’entra nulla. È tutto merito dei privati. Segnalo con grande piacere un’iniziativa dei commercianti di via San Felice che hanno dotato la propria via della rete Wifi gratuita, uno strumento messo a disposizione di cittadini e turisti che si muovono sempre di più con smartphone e tablet in giro per la nostra città.

Infine, non certo per importanza, vorrei dedicare qualche parola al MAST, la manifattura di arti, sperimentazioni e tecnologia aperta a inizio ottobre in Via della Speranza (persino la scelta della location mi pare ineccepibile). 25 mila metri quadrati comprendenti contemporaneamente asilo, galleria d’arte, accademia, palestra, mensa, ristorante e un auditorium da 400 posti messi a disposizione della città da Isabella Seragnoli, la proprietaria della storica azienda GD. Si tratta di un vero e proprio ponte tra impresa e società: ancora una volta i capitani di industria bolognese fanno vedere che loro ci sono, che ci credono ancora, che non hanno alzato bandiera bianca e che nonostante tutto sono ancora disposti a investire per creare lavoro e ricchezza. Meriterebbero istituzioni più attente e competenti ma purtroppo pare non sia così: il giorno dell’inaugurazione il sindaco non si è nemmeno degnato di presenziare.

Nell’ultimo mese la regione dell'Emilia Romagna è balzata agli onori dei media nazionali per la vergognosa vicenda dei rimborsi chiesti dai gruppi consiliari dell’assemblea regionale.
Si tratta dell’ennesimo esempio di uso privatistico della cosa pubblica. Dell’ennesima dimostrazione che i politici considerano le assemblee elettive non il luogo in cui si rappresentano e si amministrano i cittadini ma il loro personalissimo bancomat da cui attingere danaro e prebende per sé e i propri amici.
Tutto ciò senza infrangere la legge italiana.


La vicenda ha infatti dell’inquietante in quanto pare che, fino all’introduzione di una leggina restrittiva (quella che ha fatto scattare l’inchiesta della guardia di Finanza) introdotta dal governo Monti a seguito dello scandalo-Fiorito, i gruppi consiliari potessero farsi rimborsare più o meno tutto.


Per spiegarmi meglio, ciò significa che, PER LEGGE, il popolo italiano doveva (o forse deve tuttora, l’inchiesta è in corso, staremo a vedere), rimborsare ai propri eletti regionali: ristoranti di lusso da 200 euro a testa, soggiorni in albergo da 1000 euro a notte, viaggi, cene di beneficenza con cui ci si procaccia voti, fiori e gioielli per segretarie e militanti e, se non bastasse, anche le tutine per i bebé degli amici.
L’incresciosa vicenda coinvolge tutti i gruppi consiliari persino quello del Movimento 5 Stelle. Pare dunque che I seguaci di Beppe Grillo non abbiano avuto bisogno di molto tempo per adeguarsi all’italico andazzo.
È importante parlare di cifre perché l’entità del maltolto è davvero ingente. Le Fiamme gialle stanno passando al vaglio 30.000 scontrini di spese effettuate dai consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna dal 2005 a oggi contestando 673mila euro di ricevute al Pd, 390mila al (ex-)Pdl, 193mila alla Lega, 147mila all’Italia dei Valori, 126mila a Sel e 87mila al Movimento 5 stelle.


Il comportamento del Presidente della Regione Vasco Errani è stato sin dall’inizio all’insegna dell’ambiguità e della reticenza; molteplici sono stati I suoi tentativi di farla passare liscia ai mangiapane a tradimento del consiglio regionale. Errani ha dapprima tentato un’improponibile difesa del capogruppo PD Monari, invischiato fino al collo nella vicenda; ha successivamente fatto pressioni sul governo al fine di far passare in Parlamento emendamenti in grado di far perdere il carattere retroattivo alla legge-Fiorito in modo tale da vanificare le inchieste in corso. È tuttavia notizia di oggi che questo improvvido tentativo è però fallito, la mobilitazione e la raccolta di firme lanciata da Parlamento Salute per Fermare il Declino contro il malaffare in regione ha avuto successo e il Parlamento ha stralcialto dai provvedimenti in esame le modifiche volute da Errani che ha dovuto dichiararsi favore ai controlli.
Non cantiamo vittoria, ma pare che le inchieste potranno fare il proprio corso.


Negli ultimi giorni il presidente della regione ha tuttavia superato se stesso trovando addirittura il coraggio di indignarsi e urlare alla persecuzione difendendo il modello emiliano-romagnolo di buongoverno. In ciò è stato spalleggiato da tutti i segretari provinciali del suo partito e da uomini di primo piano della politica nazionale, Cuperlo, Fassino, Delrio ed Epifani che
domenica scorsa hanno fatto circolare una nota che inneggia ai grandi risultati ottenuti dall’Emilia-Romagna per merito del suo presidente affermando testualmente che “questi risultati e questa azione debbono poter continuare per il bene dei cittadini e della Regione”.


Io penso invece che questi signori dovrebbero trovare il pudore e la decenza di tacere o almeno di evitare di dire simili scempiaggini. Quanto è successo è l’ennesima dimostrazione che il bene della Regione e dei suoi cittadini non può che coincidere con le dimissioni dell’assemblea e della giunta regionale che si sono coperte di fango a causa di comportamenti arroganti e truffaldini.
Venendo a Palazzo d’Accursio mi trovo di nuovo a parlare del duo Merola-Lepore. Il primo dopo aver magnificato i T-days dipingendoli come il progresso e la panacea ha dovuto ammettere che essi penalizzano la mobilità dei cittadini e il commercio pertanto ha proposto un trenino che scarrozzi su e giù per Indipendenza e Rizzoli gli amanti dello shopping del week-end. Sì, avete capito bene: un trenino sul modello di quelli dei parco giochi della riviera romagnola! Pare che però tale prodigio della tecnica necessiti del nulla osta di ben 5 ministeri. L’italica burocrazia ha così affossato l’idea del sindaco.


Il secondo invece continua a spendere energie nell’organizzare conferenze- stampa per lanciare un concorso che doti Bologna di un nuovo “brand”, sì insomma un nuovo simbolo che dovrebbe, come non è stato spiegato, rilanciarne l’offuscata immagine nel mondo. È sconcertante notare come la classe politca locale abbia perso completamente il contatto con la realtà che si trova ad amministrare. Il sindaco e il suo assessore si comportano come due casalinghe che si ostinano a passare la cera sul pavimento mentro la loro casa va a fuoco.
Mi piace sempre concludere con una notizia positiva che ci tira un pò su di morale ma devo purtroppo registrare che le buone nuove non vengono mai dai nostri politici. Siamo fortunati a Bologna e provincia ad avere imprenditori che continuano a lottare contro la burocrazia e le tasse espandendo con competenza e coraggio il loro progetto imprenditoriale.


 Il 26 ottobre scorso la Marchesini Group, leader mondiale del packaging specializzata nella furniture di linee complete e macchine per il confezionamento, ha inaugurato una nuova struttura di 5400 metri quadrati nel quartier generale di Pianoro costata 7,5 milioni di euro. Una vera e propria boccata d’aria fresca per l’asfittica economia bolognese. Mi piace concludere riportando alcune parole pronunciate in quell’occasione dal presidente Maurizio Marchesini:
“Un gruppo di persone quando condivide un obiettivo può raggiungere l’impossibile”.
 Speriamo siano di buon auspicio anche per Parlamento Salute che ha davanti a sé sfide enormi.

Regione Emilia Romagna
Interventi straordinari in
materia sanitaria, socio-sanitaria
e sociale in favore dei terremotati

La Giunta regionale dell’Emilia Romagna, con la delibera 747 del 6 giugno 2012, ha approvato una serie di interventi straordinari in materia sanitaria, socio-sanitaria e sociale nei confronti dei cittadini residenti nei comuni colpiti dai recenti episodi sismici, e, inoltre, ha disposto che queste misure saranno finanziate con uno stanziamento di 9 milioni di euro, che trova copertura nelle risorse destinate al finanziamento del Servizio sanitario regionale.

 

In particolare, la Giunta ha disposto l’esenzione dalla compartecipazione alla spesa sanitaria (ticket) per le prestazioni sanitarie, erogate dalle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate, e per l’assistenza farmaceutica (farmaci di fascia A e C, compresi nei Prontuari Aziendali in distribuzione diretta, con modalità definite dalle singole Aziende USL), in favore dei:

  • soggetti residenti nei comuni dell’Emilia Romagna coinvolti dagli episodi sismici;
  • soggetti residenti nei comuni di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara, che abbiano svolto le procedure relative alla dichiarazione di inagibilità della casa di abitazione, dello studio professionale o dell’azienda;
  • lavoratori (e i familiari fiscalmente a loro carico) residenti in comuni emiliano-romagnoli diversi da quelli colpiti dal terremoto, che operano nelle unità locali danneggiate dal sisma e inseriti negli elenchi delle domande di sostegno al reddito, presentate ai tavoli tecnici provinciali coordinati dalla Regione.

Spett.le Assessore Scuola,
conosco la questione dei regolamenti per le graduatorie di accesso agli asili comunali, in quanto sono genitore di una bimba di 1 anno alla quale, già l’anno scorso, è stato negato il diritto all’istruzione, costringendo la mia famiglia ad affrontare enormi sacrifici per l’assunzione di una Tata che però, anche per la mia volontà di rispettare la legge, non avremo la possibilità di mantenere in servizio anche il prossimo anno, in quanto i costi sono eccessivi e di questo ritmo presto avremo posto termine a tutti i nostri risparmi (la paga base è di 1.300 euro circa +tfr +13ma).
Il regolamento comunale, di cui riporto uno stralcio sotto, dà chiaramente la precedenza a chi ha dichiarato ISEE fino a 29.999 euro, come da graduatoria indicata all’interno.
Solo una volta esaurite queste richieste, si passa allo scaglione successivo, dai 30.000 ai 42.000 euro e così via.
Dal regolamento risulta secondario il fatto che entrambi i genitori lavorino rispetto al reddito complessivo e la cosa è veramente assurda.
Due lavoratori operai di basso livello si vedono la figlia lasciata a casa perché hanno generato un ISEE di 31.000 euro mettendoli in difficoltà economiche mostruose, e vedono entrare figli di chi, lavorando da solo, genera un ISEE di 29.000 (ovvero guadagna il doppio) mentre sua moglie sta tranquillamente a casa senza fare niente; le sembra corretto???

Si arriva in questo modo a casi dove un genitore che guadagna meno di 1.000 euro/mese è costretto a licenziarsi per accudire il figlio, dato che l’asilo privato costa circa 800 euro al mese, per cui la convenienza è quella di centrare meglio la graduatoria per essere ammessi all’asilo comunale. Il risparmio è praticamente certo.
Così facendo però il Comune diventa un fattore di decrescita e di danni per le famiglie che vivono questo problema sulla propria pelle, oltre che essere una chiara violazione dell’art.1 della Costituzione “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul Lavoro” e dell’art.31 “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con particolare riguardo alle famiglie numerose.Protegge la maternità e l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.
Quando un genitore, statisticamente la madre, non lavora, non deve avere la precedenza a portare i figli al nido a sfavore di chi fa enorme fatica per portare a casa uno stipendio, solo perché questi ultimi sforano in uno scaglione di reddito successivo.
Certo, occorre avere attenzione al reddito ma anche alla situazione lavorativa della famiglia nel suo complesso. La famiglia monoreddito ha un genitore a casa che potrebbe occuparsi dei figli; la famiglia dove i genitori lavorano entrambi non ha questa possibilità.
Occorre cambiare qualcosa nei regolamenti, non trova ?
Se una persona decide di non lavorare, non può, non deve, anzi, è immorale pensare che abbia diritto all’asilo a scapito di chi invece lavora, fatica, produce ricchezza e paga le tasse.
Spero che lei voglia riflettere sull’insensatezza di queste regole.
 
B. Criteri di ordinamento delle domande
Fatte salve le priorità sopra specificate le domande saranno inserite in una graduatoria suddivisa in tre scaglioni di ISEE: il primo da 0 a 29.999,99 euro, il secondo da 30.000,00 a 41.999,99 euro e il terzo da 42.000,00 euro in poi. Tale graduatoria viene formulata per Nido e per età dei bambini (3-8 mesi, 8-12 mesi, 12-24 mesi, 24-36 mesi) in base alle richieste deigenitori.
All’interno di ciascun scaglione le domande vengono graduate secondo le precedenze sottoindicate:
•  Bambini conviventi e residenti con un solo genitore esclusivamente nei seguenti casi: unico genitore che l’ha riconosciuto, un genitore è deceduto o detenuto in carcere o ha perso la potestà genitoriale;
•  Bambine/i conviventi e residenti con un fratello e/o sorella disabile ai sensi della Legge104/92, e/o con un genitore con disabilità grave ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92 o con invalidità pari o superiore al 66%;
•  Bambini i cui genitori lavorano entrambi;
•  Bambini con entrambi i genitori di cui uno lavoratore;
•  Bambini con entrambi i genitori che non lavorano.
 

ALTRI ESEMPI ECLATANTI


famiglie che pagano un canone di locazione da 10.000 euro annui, senza alcuna proprietà immobiliare e risparmi totali di 80.000 euro in beni mobili. Si verifica che una famiglia di due genitori e due figli, monoreddito da 60.000 euro annui, con l’altro genitore non lavorante, (ISEE 29.242,56) ha la precedenza su:
1. una famiglia con un genitore deceduto (o in carcere), 2 bambini e il genitore restante che guadagna 60.000 euro annui lordi (ISEE 32.114,59)
2. una famiglia di 2 bambini e 2 genitori, entrambi lavoratori che guadagnano 35.000 euro annui ciascuno (ISEE 30.803,27)
3. una famiglia di 2 bambini, di cui uno con handicap al 100% e 2 genitori entrambi lavoratori che guadagnano un totale di 85.000 euro annui (ISEE 30.676,17)
 

CONCLUSIONI


Ritengo evidente l’estrema difficoltà delle tre famiglie indicate, per mancanza di un asilo, mentre la famiglia con un solo lavoratore vive una condizione di totale favore, proprio quando l’asilo non sarebbe neanche necessario...
Ritengo infine che tutti gli altri criteri già stabiliti siano migliorabili ma tutto sommato equi. Sono i tre scaglioni di Isee che portano a pesanti ingiustizie sociali, basterebbe eliminarli lasciando tutti i criteri cosi come sono.
Un miglioramento del sistema, dando la precedenza a chi lavora, porterà, tra l’altro, anche un maggiore afflusso economico nelle scuole. Questo sarà conseguente all’avere accettato all’asilo Isee più alti che pagano rette più alte.
 
Un cittadino qualunque che insieme alla moglie vuole lavorare