Insieme per cambiareMa facciamo di tutto perché ciò avvenga veramente!
Socio sostenitore di “Fare FiD” dal Gennaio 2013, ho aderito senza indugio al progetto comune dei movimenti e partiti di area e anima Liberal Democratica che vuole sfociare, “…nei tempi che le nostre capacità ed i fatti determineranno, nella costruzione di un partito liberale e popolare di massa…” (prof. Boldrin)


Se è pienamente da condividere il suo carattere aperto e costruttivo, in ogni caso, il chiaro e decodificato DNA di ognuno di questi gruppi deve inevitabilmente essere, a mio parere, COMUNE: il credo Liberalista e ciò che questo significa in ottica europea, deve essere il fattore fondante per creare veramente il Partito che non c’è e non rimanere slogan.


La scelta stessa del posizionamento a livello Europeo ( se P.P.E.; A.L.D.E. o altro) deriva da questa chiara appartenenza e scelta di campo, l’unica che – nel volutamente confusissimo panorama italiano, dove partiti che si posizionano fra i conservatori e si dichiarano liberisti (!!) hanno sviluppato per decenni politiche socialiste e business per propri comitati di affari- ci possa permettere di essere un partito né di destra né di sinistra ma “sopra” come il Prof Boldrin ama – giustamente- identificarlo.


Non mi fa temere per gli sviluppi futuri che a questo primo importante appuntamento unitario siano convenuti solo piccoli partiti così come altrettanto piccoli risultino i movimenti ed i gruppi che in questi mesi hanno manifestato interesse per l’idea e stanno aderendo.


E’ la migliore situazione per un confronto aperto e senza ruoli e/o interessi precostituiti da difendere.
La bussola deve sempre segnare però la direzione del Liberalismo europeo e deve portare chiunque partecipi a questo progetto a essere estremamente concreto nei fatti più che negli enunciati.
In quanto “repetita iuvant” , riepilogo ad esempio i 10 punti di accordo del “Cammino per Cambiare”:


1. Riduzione del debito statale, mediante dismissione del patrimonio pubblico;


2. Riduzione della spesa pubblica, mediante riduzione del perimetro dell’intervento pubblico nell’economia, con conseguenti privatizzazioni ed eliminazione d’ingiusti sussidi;


3. Riforma fiscale, che porti ad una drastica riduzione della pressione complessiva e tuteli i cittadini e le imprese dagli abusi della burocrazia pubblica;


4. Riforma dello Stato in senso federale, con attribuzione di autonomia impositiva e finanziaria alle Regioni e agli Enti locali in modo da rendere i governi decentrati responsabili delle proprie scelte davanti agli elettori e con meccanismi di perequazione trasparenti a favore delle aree più deboli. Costruzione di un’Europa federale che si ponga come soggetto politico unitario internazionale.


5. Riforma del diritto del lavoro, per assicurare l’elasticità in ingresso ed in uscita, garantendo i più deboli mediante l’introduzione di un sussidio di disoccupazione universale;


6. Riforma della Pubblica Amministrazione, con drastico taglio delle strutture burocratiche e delle procedure amministrative, riducendone i costi esorbitanti. Rivedere la giustizia civile e rivisitare quella penale per fare sì che la certezza e celerità del diritto diventino una realtà per tutti i cittadini e non solo propaganda elettorale;


7. Riforma del sistema creditizio e tutela del risparmiatore, liberandoli da protezioni e influenze estranee al sistema bancario e finanziario;


8. Lotta all’illegalità, con particolare attenzione alla criminalità organizzata e alla corruzione;


9. Riforma del sistema educativo, per ridare alla scuola e all’università il ruolo di volani dell’emancipazione civile e socio-economica delle nuove generazioni. Occorre spendere meglio e di più per creare il capitale umano delle nuove generazioni e per fare questo vanno introdotti cambiamenti sistemici. La concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo.


10. Riforma del finanziamento della politica, abolendo quello statale e sostituendolo con quello dei cittadini, inquadrato in precise regole di trasparenza e democrazia civili unite a tetti antimonopoli di influenza; adozione di una legislazione adeguata ad eliminare i conflitti d’interesse nella vita politica ed amministrativa.


Per andare al sodo e per prendere un punto fra i 10 elencati su cui basare il commento generale:
Parlare di riduzione del debito statale tramite dismissione del patrimonio pubblico dice NULLA, perché nulla è veramente successo nei decenni in cui questo “alto” punto programmatico è stato inserito da quasi tutti i governi in carica. Veti di interesse, Burocrazia e Parastato in costante difesa, destinazioni d’uso immodificabili, quote di aziende pubbliche incedibili, sindacati contrari, regioni e provincie con normative diverse e contrastanti, lobbies di settore e “lobbysmo di campanile” pronti a battaglie “socialmente non sostenibili dalla classe politica in carica”... questo è il muro (immane!!!) da affrontare punto per punto!!!


Non penso sia necessario rivelarlo prima delle elezioni e sicuramente è meglio avere le idee ben chiare e pronte a essere messe in pratica prima di esplicitarle, ma per ogni
singolo punto un approccio concreto per l’Italia caotica e relativista dei nostri giorni non può prescindere da:


• un chiaro e dettagliato elenco di tutto ciò che contrasterà la realizzazione di quegli obiettivi;
• come affrontarli inserendo almeno due o tre soluzioni diverse a seconda dell’evoluzione del problema inserendo un piano di priorità per permettere un “filotto” burocratico-amministrativo e istituzionale celere e vincente;
• Rendere chiara la complessità d’azione per dare consapevolezza a una massa elettorale che richiede il “tutto e subito” che la velocità in questi casi la si misurerà in anni (in certi casi -pensiamo al nostro quasi immodificabile Sud- in generazioni)
Senza temo che i principi rimarranno solo tali;
Qualsiasi azienda che prospera su progetti e/o commesse pluriennali complesse vive di Project managers e team di progetto che dedicano anima e corpo a ognuno dei singoli problemi che la complessità e il tempo di sviluppo comporta. L’uso di sistemi PERT per dare priorità, sistematicità e logica operativa sarebbe opportuno anche in un progetto così complesso come quello che vogliamo attuare (assolutamente vogliamo attuare!!!) : cambiare l’Italia caotica, medioevale e burocratica che tutt’ora ci tocca sopportare!