Insieme per cambiareMa facciamo di tutto perché ciò avvenga veramente!
Socio sostenitore di “Fare FiD” dal Gennaio 2013, ho aderito senza indugio al progetto comune dei movimenti e partiti di area e anima Liberal Democratica che vuole sfociare, “…nei tempi che le nostre capacità ed i fatti determineranno, nella costruzione di un partito liberale e popolare di massa…” (prof. Boldrin)


Se è pienamente da condividere il suo carattere aperto e costruttivo, in ogni caso, il chiaro e decodificato DNA di ognuno di questi gruppi deve inevitabilmente essere, a mio parere, COMUNE: il credo Liberalista e ciò che questo significa in ottica europea, deve essere il fattore fondante per creare veramente il Partito che non c’è e non rimanere slogan.


La scelta stessa del posizionamento a livello Europeo ( se P.P.E.; A.L.D.E. o altro) deriva da questa chiara appartenenza e scelta di campo, l’unica che – nel volutamente confusissimo panorama italiano, dove partiti che si posizionano fra i conservatori e si dichiarano liberisti (!!) hanno sviluppato per decenni politiche socialiste e business per propri comitati di affari- ci possa permettere di essere un partito né di destra né di sinistra ma “sopra” come il Prof Boldrin ama – giustamente- identificarlo.


Non mi fa temere per gli sviluppi futuri che a questo primo importante appuntamento unitario siano convenuti solo piccoli partiti così come altrettanto piccoli risultino i movimenti ed i gruppi che in questi mesi hanno manifestato interesse per l’idea e stanno aderendo.


E’ la migliore situazione per un confronto aperto e senza ruoli e/o interessi precostituiti da difendere.
La bussola deve sempre segnare però la direzione del Liberalismo europeo e deve portare chiunque partecipi a questo progetto a essere estremamente concreto nei fatti più che negli enunciati.
In quanto “repetita iuvant” , riepilogo ad esempio i 10 punti di accordo del “Cammino per Cambiare”:


1. Riduzione del debito statale, mediante dismissione del patrimonio pubblico;


2. Riduzione della spesa pubblica, mediante riduzione del perimetro dell’intervento pubblico nell’economia, con conseguenti privatizzazioni ed eliminazione d’ingiusti sussidi;


3. Riforma fiscale, che porti ad una drastica riduzione della pressione complessiva e tuteli i cittadini e le imprese dagli abusi della burocrazia pubblica;


4. Riforma dello Stato in senso federale, con attribuzione di autonomia impositiva e finanziaria alle Regioni e agli Enti locali in modo da rendere i governi decentrati responsabili delle proprie scelte davanti agli elettori e con meccanismi di perequazione trasparenti a favore delle aree più deboli. Costruzione di un’Europa federale che si ponga come soggetto politico unitario internazionale.


5. Riforma del diritto del lavoro, per assicurare l’elasticità in ingresso ed in uscita, garantendo i più deboli mediante l’introduzione di un sussidio di disoccupazione universale;


6. Riforma della Pubblica Amministrazione, con drastico taglio delle strutture burocratiche e delle procedure amministrative, riducendone i costi esorbitanti. Rivedere la giustizia civile e rivisitare quella penale per fare sì che la certezza e celerità del diritto diventino una realtà per tutti i cittadini e non solo propaganda elettorale;


7. Riforma del sistema creditizio e tutela del risparmiatore, liberandoli da protezioni e influenze estranee al sistema bancario e finanziario;


8. Lotta all’illegalità, con particolare attenzione alla criminalità organizzata e alla corruzione;


9. Riforma del sistema educativo, per ridare alla scuola e all’università il ruolo di volani dell’emancipazione civile e socio-economica delle nuove generazioni. Occorre spendere meglio e di più per creare il capitale umano delle nuove generazioni e per fare questo vanno introdotti cambiamenti sistemici. La concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti devono trasformarsi nelle linee guida di un rinnovato sistema educativo.


10. Riforma del finanziamento della politica, abolendo quello statale e sostituendolo con quello dei cittadini, inquadrato in precise regole di trasparenza e democrazia civili unite a tetti antimonopoli di influenza; adozione di una legislazione adeguata ad eliminare i conflitti d’interesse nella vita politica ed amministrativa.


Per andare al sodo e per prendere un punto fra i 10 elencati su cui basare il commento generale:
Parlare di riduzione del debito statale tramite dismissione del patrimonio pubblico dice NULLA, perché nulla è veramente successo nei decenni in cui questo “alto” punto programmatico è stato inserito da quasi tutti i governi in carica. Veti di interesse, Burocrazia e Parastato in costante difesa, destinazioni d’uso immodificabili, quote di aziende pubbliche incedibili, sindacati contrari, regioni e provincie con normative diverse e contrastanti, lobbies di settore e “lobbysmo di campanile” pronti a battaglie “socialmente non sostenibili dalla classe politica in carica”... questo è il muro (immane!!!) da affrontare punto per punto!!!


Non penso sia necessario rivelarlo prima delle elezioni e sicuramente è meglio avere le idee ben chiare e pronte a essere messe in pratica prima di esplicitarle, ma per ogni
singolo punto un approccio concreto per l’Italia caotica e relativista dei nostri giorni non può prescindere da:


• un chiaro e dettagliato elenco di tutto ciò che contrasterà la realizzazione di quegli obiettivi;
• come affrontarli inserendo almeno due o tre soluzioni diverse a seconda dell’evoluzione del problema inserendo un piano di priorità per permettere un “filotto” burocratico-amministrativo e istituzionale celere e vincente;
• Rendere chiara la complessità d’azione per dare consapevolezza a una massa elettorale che richiede il “tutto e subito” che la velocità in questi casi la si misurerà in anni (in certi casi -pensiamo al nostro quasi immodificabile Sud- in generazioni)
Senza temo che i principi rimarranno solo tali;
Qualsiasi azienda che prospera su progetti e/o commesse pluriennali complesse vive di Project managers e team di progetto che dedicano anima e corpo a ognuno dei singoli problemi che la complessità e il tempo di sviluppo comporta. L’uso di sistemi PERT per dare priorità, sistematicità e logica operativa sarebbe opportuno anche in un progetto così complesso come quello che vogliamo attuare (assolutamente vogliamo attuare!!!) : cambiare l’Italia caotica, medioevale e burocratica che tutt’ora ci tocca sopportare!

Il buon padre di famiglia, si diceva. Cerchiamo di vedere come si comporta costui.
Tutti i mesi cerca di accantonare una cifretta per le emergenze e per dare un futuro a sé e ai propri figli e magari ne usa una parte per abbattere i debiti che ha contratto per avviare la propria attività o per comperare un’abitazione.
Per fortuna in Italia ce ne sono tanti, di buoni padri di famiglia, forse è per questo motivo che nonostante un tasso di disoccupazione giovanile alle stelle, i nostri ragazzi e ragazze hanno ancora un tetto sulla testa. La famiglia si conferma l’unico “ammortizzatore sociale” realmente funzionante in questo paese. Ma questo è un altro discorso.


Torniamo al padre di famiglia buono e “rigoroso” che cerca di non spendere mai di più di quel che porta a casa. Secondo alcuni noi stiamo morendo di “rigore”. Sì avete capito bene! Il comportamento del buon padre sarebbe dunque sbagliato e rischierebbe di condurci alla rovina. Mai sentito nulla di più assurdo! Purtroppo tutti i giorni qualcuno si suicida per debiti ma io non ho mai sentito di nessuno che si sia tolto la vita perché ha gestito i propri danari in maniera “rigorosa”.
 Anche chi non chiede di uscire dall’Euro chiede perlomeno che Bruxelles allenti le briglia del rigore. Di base costoro pensano di curare il debito pubblico creandone altro. Raccontano la vecchia storiella degli investimenti statali che creerebbero magicamente posti di lavoro. Investimenti statali e conseguente crescita impediti dai “cattivoni di Bruxelles” che ci vogliono magri e al servizio della cancelliera. Forse si sono dimenticati che questo modello esisteva e ci ha portato qui. Tiro a indovinare. Forse non hanno la memoria abbastanza lunga per ricordare quanti danni ha prodotto la Cassa per il Mezzogiorno e quanti danni sta ancora producendo l’italico “Capitalismo di Stato” che pare ci costi 23 miliardi di Euro l’anno che finiscono in una sorta di pozzo di San Patrizio. E poi evitano accuratamente di dirci dove prenderebbero tutti i soldi che servirebbero per finanziare questi investimenti pubblici.


Ci sono solo due strade possibili, visto che i tagli alla spesa costoro non li contemplano: altre tasse oppure una bella patrimoniale. Le solite vecchie ricette che hanno portato al disastro. I critici del rigore che chiedono di sforare il famigerato tetto del 3% vogliono continuare a incrementare la spesa pubblica, vogliono che lo Stato si continui a comportare come ha sempre fatto. Non come il “buon padre di famiglia” ma come il padre disgraziato che la sera va a ubriacarsi al bar, a donne e magari anche a fare un pokerino con gli amici e che per finanziare il suo stile di vita debosciato si indebita finendo per chiedere soldi a prestito a questo o a quello. Questo è quello che fa lo Stato Italiano da svariate decine di anni, lo Stato Italiano infatti ha debiti pari a 1,34 volte la ricchezza che il paese produce (PIL), lo Stato Italiano si sta spianando la strada verso la Grecia. Non si può prevedere quanto tempo ci voglia per arrivarci ma è certo che se non si inverte la rotta ci si arriverà ed è anche certo che questo paese avrà un futuro sempre più grigio e senza speranza.


La mia povera nonna mi diceva sempre: “la colpa è una bella donna, ma nessuno la vuole”.
La sua saggezza contadina mi sembra si applichi bene agli antieuro e ai loro difensori tutti impegnati a fornire un alibi al padre disgraziato invece che a guardare negli occhi la verità.


Non ci sono oscuri complotti, non c’è sovranità monetaria, non c’è stampa di carta straccia che tenga, non ci sono rimedi magici che ci possano ridare il benessere perduto; c’è solo uno Stato mangione, sprecone e dissennato che per finanziare sprechi, clientele e corruttele da decine di anni scientificamente si indebita e da decenni scientificamente opprime i propri cittadini con uno dei regimi fiscali più vessatori e arroganti del mondo: la pressione sulle piccole e medie imprese, il cuore della nostra economia, sfiora infatti il 70%.


Tale Stato va sottoposto a una drastica cura dimagrante; invece di belare di redditometri vari e meccanismi stile “grande fratello” per controllare gli evasori (che peraltro hanno dato risultati scarsissimi), farebbero bene ad applicarlo allo Stato il redditometro. I cittadini hanno infatti innumerevoli, quotidiane dimostrazioni di dove finiscono i soldi delle loro tasse.


A questo punto normalmente si alza una canea vociante, i Barnard, i Cuperlo, i Fassina, i Landini di turno, che punta il proprio ditino accusatorio e tuona: “ sono le solite ricette neoliberiste che hanno dato la stura alla crisi mondiale, la spesa pubblica non può essere tagliata perché ciò intaccherebbe lo Stato sociale”. Bene! Quindi ne deriva che secondo costoro il finanziamento pubblico ai partiti, ai giornali, alle radio, le auto blu, i mega stipendi dei politici e dei burocrati di Stato, i finanziamenti a fondo perduto alle aziende pubbliche, le pensioni d’oro, i milioni d’euro che vengono gettati nel pozzo senza fondo delle controllate, delle municipalizzate e delle chi più ne ha più ne metta sono STATO SOCIALE. Bene!


 Io penso che queste siano stupidaggini! Penso che sia vero il contrario, penso che grazie ai tagli allo spreco potremmo migliorare lo Stato sociale, diminuire le tasse, favorire gli investimenti e i consumi producendo così quel lavoro di cui abbiamo bisogno disperato e iniziando così a diminuire il debito; questa è l’unica strada da percorrere. Non è un rimedio magico alla Beppe Grillo, ciò che è stato distrutto in 40 anni di malgoverno non si mette a posto in 40 giorni, lo dico chiaro. La strada è lunga e in salita, ma è l’unica a meno che non si voglia continuare a sprofondare.
Ci vediamo alla prossima puntata con la quale inizierò a entrare più nel merito delle teorie dei nostri profeti di sventure.

PREMESSA
Il sistema tributario va ridisegnato in funzione della crescita e del merito. Io penso che l’Irpef, non debba più essere un’imposta progressiva (occorrerà in questo senso riformare la Costituzione, art.53) ma proporzionale.

La logica di questa impostazione sta nel premiare il reddito che deriva dal lavoro personale del contribuente, in modo da incentivarlo, se possibile, alla sua produzione.
CONTRASTO DI INTERESSI -1-  LA FAMIGLIA
Si deve tendere a tassare il reddito vero del contribuente, non il reddito presunto. Reddito vero è quello che in ogni famiglia resta dopo aver pagato gli interessi sul mutuo dell’abitazione principale o il canone di locazione, le bollette di casa, le spese per le ripazioni e le manutenzioni della stessa, le spese scolastiche dei figli. Altri oneri si possono individuare nel dettaglio. Resta chiaro che quelle spese dovrebbero essere “oneri deducibili” e non solo detraibili; occorre cioè che abbassino il reddito annuale, non l’Irpef sullo stesso. Almeno finchè avremo un’Irpef progressiva – cosa detestabile.
CONTRASTO DI INTERESSI -2-  LA PERSONA
Ogni persona oggi sopporta costi reali per poi pagare imposte su un reddito “di carta”. Occorre che si possa dedurre (non detrarre) i costi certi e non voluttuari:
1.le spese professionali per compilare la dichiarazione dei redditi (oggi indeducibili);
2.le spese professionali sostenute per i grandi momenti della vita: separazione, divorzio, successione, testamenti, sistemazioni patrimoniali;
3.le spese per assistere i propri anziani;
4.il vestiario e i generi alimentari, che vanno coperti con detrazioni forfetarie aggiornate;
5.le spese per l’autovettura e per i trasporti in generale.
Una volta fatto questo, possiamo eliminare progressivamente le attuali detrazioni ridicole per i familiari a carico e quelle legate alla produzione del reddito.
PROPORZIONALITA’
La progressività tributaria è un fattore di spinta all’evasione e alla non produzione, perchè disistimola a produrre maggiori redditi la cui utilità è sempre più marginale a mano a mano che aumentano gli scaglioni Irpef.

Si dovrebbe tendere a tassare con un’aliquota Irpef unica i redditi di impresa e di lavoro autonomo professionale. E a tassare solo gli utili non reinvestiti nell’azienda o nello Studio.
OPZIONALITA’ PER IRES per i soggetti Irpef
Per le società commerciali e per le ditte individuali propongo un intervento che metta a regime la possibilità di optare per la tassazione Ires e cioè rendendo la società l’unico soggetto passivo ai fini delle imposte dirette, fintanto che l’utile non sia effettivamente distribuito ai soci.
Lo scopo è quello di tassare l’utile personale solo quando effettivamente distribuito.
CRITERIO DI CASSA PER LE IMPRESE
Si dovrebbe tendere a tassare il reddito di impresa nel momento in cui è realmente disponibile.
Date le difficoltà insite nell’adozione di un vero e proprio criterio di cassa nella determinazione del reddito delle imprese, si potrebbero introdurre dei correttivi a quello di competenza, in presenza di crediti (ma anche di debiti) particolarmente rilevanti, rinviando la loro tassazione almeno in parte al momento dell’effettiva percezione, ad esempio mediante fondi rischi e risconti.
In cambio dell’agevolazione, si potrebbe pensare all’adozione del regime ordinario obbligatorio per la contabilità per chi non vi fosse tenuto ed alla redazione del bilancio con i criteri civilistici da allegare alla dichiarazione dei redditi, per consentire un controllo più incisivo all’Agenzia delle Entrate.
MINIMUM TAX
Per le microattività, con volumi di ricavi particolarmente bassi, si potrebbe pensare all’introduzione di un’imposta sul reddito minima forfetaria annuale, in cambio dell’eliminazione di ogni onere contabile e dichiarativo, Iva inclusa. Si può pensare ad un sistema sanzionatorio severo in caso di sforamento del limite senza immediato cambio di regime. Fare salva la possibilità di dimostrare di dover pagare imposte più basse mediante la tenuta della contabilità ordinaria e della presentazione di tutte le dichiarazioni previste dalla legge per i normali contribuenti.
SEMPLIFICAZIONE
Vista la caduta di ogni segreto bancario, sono da abolire gli Studi di settore, il redditometro, i parametri e tutti gli strumenti di determinazione presuntiva di ricavi o di redditi.

Su Facebook ho alcuni “amici” o “amici di amici” che quotidianamente o quasi postanopropaganda “antieuro”. Preso dalla curiosità ho voluto approfondire le loro teorie sulle questioni del “signoraggio primario”, del “signoraggio secondario”, della necessità di andarcene dalla moneta unica europea e, ultimo ritrovato, della truffa ai danni dell’Italia che si perpetrerebbe mediante il Meccanismo Europeo di Stabilità (Fondo Salva-Stati). Pertanto siccome a volte sono un po’ insonne ho deciso di dedicare qualche oretta notturna alle questioni di cui sopra e mi sono imbattuto in una miriade di siti, pagine facebook, blog che diffondono queste teorie. Sono spassosi i membri di questi gruppi, dovreste leggere come si insultano tra di loro usando gli epiteti più fantasiosi e le foto che postano. Quella che più mi ha colpito e’ un fotomontaggio di Mario Draghi alla cui bocca sono stati applicati dentini insanguinati da Dracula. Semplicemente fantastico: “il grande succhiasangue di Bruxelles”.

euro


Mi sono reso conto anche che sulla rete hanno caricato centinaia di video dei loro “guru”, ne ho guardato qualcuno. Il più delle volte si tratta di assoli di ore oppure succede anche che si intervistino tra di loro scambiandosi reciprocamente i complimenti. Da quello che ho potuto vedere sono un po’ allergici ai contradditori. I signori in questione rispondono ai nomi di Alberto Bagnai, Paolo Barnard, Nino Galloni, Antonio Maria Rinaldi, Loretta Napoleoni, ma ce ne sono anche altri, questi sono solo i più noti. Molti di loro, ho controllato, non avrebbero nemmeno il diritto di fregiarsi del titolo di economista perché non lavorano in alcuna università e non fanno ricerca economica ma che volete che sia? Pare che questo non sia un problema per i loro seguaci. E poi per parlare di economia mica bisogna essere per forza degli economisti… Dunque ho deciso di parlarne anch’io che di mestiere insegno la nostra lingua agli stranieri e come è ovvio ho alle spalle tutt’altri studi. Devo ammettere che trovo l’economia particolarmente ostica se la si affronta in maniera “tecnica”; tutte quelle linee che si incrociano, quei grafici, tutta quella matematica non mi vanno proprio giù. Però devo dire che quando sento gente preparata che parla di economia senza l’uso di grafici e simboletti astrusi, essa mi risulta davvero chiara, logica, semplice, persino inoppugnabile. Li ascolterei per ore. Sento che cresco culturalmente e molte cose mi diventano chiarissime, persino lampanti.
Tuttavia quando mi sono sciroppato qualche ora di Rinaldi e compagnia cantante ho avuto l’impressione contraria. Costoro avanzano confuse e fumose teorie, rendono tutto così complesso, denunciano a gran voce oscure trame che perdurerebbero da centinaia d’anni.


Ho sentito Barnard, con queste orecchie, dire che il complotto per spillare il sangue agli europei tramite l’Euro ebbe inizio dai nobili deposti dalla rivoluzione francese e poi sarebbe continuato per secoli tramandandosi grazie a Monnet, Delors, Prodi per poi finire nelle mani di Merkel e Draghi. Ve lo immaginate il Conte di Chambord che complotta fitto fitto con la cancelliera? E Jean Monnet e Oly Rehn cosa si diranno mai nei loro segreti meeting dentro reconditi igloo in terra di Finlandia?
Scherzi a parte, costoro non meriterebbero il mio tempo ma nemmeno quello di nessun altro se fossimo in un paese normale… ma purtroppo si sa l’Italia è un paese anomalo nel quale i cialtroni riescono spesso a ottenere molto credito, producendo danni inimmaginabili.


Questi astuti demagoghi vengono infatti invitati in tv, a convegni di partito e di associazioni professionali, rilasciano interviste sui giornali spargendo le loro follie a piene mani.
A dar loro (involontaria?) manforte da molto tempo purtroppo ci sono anche i giornali berlusconiani che nell’intento di sgravare il Cavaliere da ogni responsabilità per la bolla dello spread nell’estate del 2011 strillano a gran voce di un complotto europeo volto a sbarazzarsi di Berlusconi e a sostituirlo con l’euroburocrate Monti che avrebbe imposto il rigore voluto da Berlino di cui ora staremmo morendo.


Lo scenario italiano va dunque infoltendosi di soggetti politici e agitatori da strapazzo che sventolano forte la bandiera dell’antieuropeismo. I partiti che hanno toni anti-euro, antieuropeisti, o comunque fortemente critici verso la costruzione europea anche se con sfumature diverse, sono davvero molti. Fratelli d’Italia, la rinata Forza Italia, la Lega e Grillo parlano apertamente di uscire dall’Euro e anche il PD e il NCD si sono messi a dire che bisogna allentare le briglia del rigore di Bruxelles. Con toni diversi, dunque, tutti i soggetti politici rappresentati in Parlamento sono impegnati a creare un “falso nemico”, uno specchietto per le allodole contro il quale gli italiani giustamente arrabbiati, possano scagliare le propri ire. Intendetemi, non che l’Europa non abbia pecche, penso ad esempio agli eccessi burocratici, alla mancanza di una politica estera, di difesa e dell’emigrazione comune, ma invece di darsi da fare nelle opportune sedi per risolvere questi problemi, in Italia si passa il tempo a dare in pasto a un’opinione pubblica inferocita nessi di causa-effetto inesistenti e ridicoli come quello tra l’ingresso nell’Euro e la crisi economica e quello tra il vincolo del 3% e la mancata crescita. Di base i nostri politici, mediante i loro economisti da teatro di quart’ordine cercano di farci credere che il disastro che viviamo quotidianamente non è colpa loro ma di un nemico esterno, lontano di cui bisogna prima o poi sbarazzarsi.


L’antieuropeismo che viene quotidianamente profuso nel nostro paese mi preoccupa molto.


Uscire dall’Euro sarebbe una letale follia che produrrebbe la bancarotta dello Stato in breve tempo e siccome non voglio che l’Italia finisca in un baratro da cui non c’è ritorno ho deciso di lanciare quella che chiamo “immodestamente” un’operazione verità. A questo articolo ne seguiranno infatti altri tre coi quali tenterò di dimostrare perché gli antieuro sono dei pubblici e pericolosi mentitori. A spiegare “scientificamente” il danno che deriverebbe dall’uscita dall’Euro usando i grafici e i simboli dell’economia ci ha già pensato magistralmente Alberto Bisin con un paio di articoli su “Noise from Amerika”. A mio avviso quegli articoli sono illuminanti ma risultano un po’ “tecnici” per chi non fa l’economista di mestiere.
Ma ci sta. Bisin è uno studioso di fama internazionale che scrive su un prestigioso blog per addetti ai lavori e usa le sue di armi, gli inoppugnabili grafici e simboli. Io vorrei tentare di usare armi molto più rudimentali: quelle del buon senso. Mi piace illudermi che sia utile perché Fare per Fermare il declino può e deve cambiare il paese, ma per farlo ha bisogno di milioni e milioni di voti anche dei voti di coloro che, come me, faticano coi numeri, i grafici e i simboletti. Molto volte ci accusano di essere il partito dei professori che usano l’arzigogolato e incomprensibile linguaggio dell’economia per spiegarsi e ciò ci alienerebbe il consenso di molti che non ci capiscono perché parliamo “troppo difficile”. Forse qualche elemento di ragione in queste critiche c’è. Pertanto voglio vedere se è possibile usare un linguaggio più semplice. Questo per due motivi. Il primo.


Sono fermamente convinto che quello che propone Fare per Fermare il declino non è difficile. Anzi è semplicissimo. I nostri 10 punti programmatici potrebbero riassumersi in una semplice massima: “lo Stato deve comportarsi come un buon padre di famiglia”. Ogni bambino e bambina che conosco infatti sa che suo papà non può spendere più di quello che guadagna. Questa semplice nozione pare invece sfugga e sia sfuggita a chi ci ha governato negli ultimi 30-40 anni. Il secondo. Cercare di
smontare “scientificamente” ciò che di scientifico non ha nulla, ciò che è soltanto volgare menzogna obbliga a fornire numeri, dati e tabelle. In altre parole costa tempo e fatica.


Inventare balle invece non richiede né tempo, né fatica. Sono sufficienti la fantasia e la malafede di cui gli antieuro dispongono in quantità infinita. Costoro sono in grado di produrre più letame di quanto anche il più volonteroso degli spalatori possa rimuoverne. Siccome voglia di spalare io non ne ho, ho deciso di non piegarmi al loro gioco e usare l’unica arma che ho per le mani: il nudo buon senso. Quello di cui dispone chi va a lavorare tutti i giorni e che ha alle spalle studi di natura non economica. Nella prossima puntata parleremo di un padre disgraziato, ubriacone e pieno di debiti e nelle ultime due del perché l’uscita dall’Euro è una colossale follia e del perché tre dei capisaldi delle teorie di costoro : “il signoraggio primario”, il “signoraggio secondario” e la truffa del fondo salva-Stati sono delle balle spaziali.
Alla settimana prossima, allora! Spero troverete la pazienza di leggermi. Ah! Dimenticavo di ringraziare i tanti amici, su tutti Valerio Poluzzi, che mi hanno riletto e mi hanno dato preziosi consigli su come rendere più chiaro il mio pensiero.