parma e accise sulla birraL'aumento dell’accisa sulla birra rischia di colpire un settore in espansione per il territorio di Parma. Lo evidenzia ‘Parlamento Salute per fermare il declino’ che sostiene la campagna ‘Salva la tua birra’, lanciata da AssoBirra.

“Il governo aumenta l’accisa sulla birra: un duro colpo per il territorio di Parma, dove ha sede il microbirrificio italiano più premiato al mondo e dove negli ultimi quattro anni hanno aperto sei aziende produttrici di birra artigianale”.

Denunciando “l’ennesima tassa contro imprese, attività commerciali e lavoratori”, il movimento ricorda che “a Parma sono una decina i birrifici. La maggior parte ha aperto recentemente”.

Negli ultimi 5 anni, – prosegue la nota – 300 imprenditori soprattutto giovani hanno aperto un micro birrificio. Ma in 10 anni l’accise è già salita del 70% e salirà ancora”. Parlamento Salute per Fermare il declino boccia l’ennesimo balzello sul mondo produttivo, e si prepara a organizzare un’iniziativa pubblica per sostenere i produttori di birra artigianale del territorio nella loro battaglia.

"Già oggi la tassazione sulla produzione industriale di questo settore è altissima, ciononostante, ci sono imprenditori, che puntando sulla qualità, con coraggio e passione, hanno ottenuto riconoscimenti internazionali e producono valore per l’economia locale."

Già oggi un sorso su tre se lo beve il fisco, con i nuovi aumenti allo Stato andrà un sorso ogni due.

L’aumento dell’accise è stato deciso dal Governo Letta per coprire il decreto legge sulla scuola, approvato in questi giorni al senato. Oggi su 1 euro di birra, 37 centesimi vanno allo Stato.

Nel nostro Paese le accise sono tre volte più alte di Spagna e Germania, ma sono destinate ad aumentare ancora. Per recuperare parte delle risorse a copertura del decreto scuola, Pd e Pdl hanno scelto di applicare, dal 10 Settembre, un primo rincaro sulla birra da 2,33 a 2,66 euro per ettolitro, per passare poi a 2,70 euro da inizio 2017. Tenendo conto dell’Iva, che a sua volta grava sull’accisa, il rialzo totale è del 33%.
In Italia ci sono 150.000 persone che lavorano nel settore e nell’indotto. A Parma sono una decina i birrifici.
La maggior parte ha aperto recentemente.
Negli ultimi 5 anni 300 imprenditori soprattutto giovani hanno aperto un microbirrificio.
Negli ultimi 10 anni l’accisa è già salita del 70% e salirà ancora.
Parlamento Salute per fermare il declino boccia l’ennesimo balzello sul mondo produttivo e si prepara a organizzare un’iniziativa pubblica a Parma per  sostenere i produttori di birra artigianale del territorio nella loro battaglia“.

fideiussione e calcioSappiamo tutti che le Amministrazioni comunali sono in genere molto attente ai cosiddetti “servizi” al cittadino, ricomprendendo con questo termine un po’ generico, “servizi”, non solo le attività fondamentali già comprese in un lungo elenco previsto per legge, ma anche attività molto diverse, molto varie, che stanno certamente ai margini, se non proprio fuori, della correttezza ed ortodossia amministrativa. Ad esempio, ci sono Comuni che considerano la gestione di un cinema come un “servizio” al cittadino, e si sostituiscono ai privati nella gestione di tale attività.

Magari di questo passo finiremo per considerare “servizio” al cittadino anche le pizzerie e qualche comune si metterà a lavorare la farina, ad attendere la lievitazione e ad infornare la pasta.

Quello che nessuno avrebbe mai pensato è che un Comune, oltre ad emettere gli atti di nascita e di morte, certificati di residenza e di matrimonio e altri documenti amministrativi, possa anche rilasciare fideiussioni a destra e a manca. Eppure a Modena accade anche questo. Con la fideiussione qualcuno (in questo caso il Comune), obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce unilateralmente l’adempimento di un’obbligazione altrui. Per uscire dal tecnicismo giuridico, il Comune di Modena garantisce i debiti di enti e associazioni varie che hanno debiti in corso con banche e altri istituti, accettando in tal modo di sostituirsi a loro in caso di inadempienza dei debitori verso i loro obblighi. Questa pratica, tanto inusuale quanto sorprendente, mostra l’estrema disinvoltura, quasi l’indifferenza verso il cittadino da parte dell’Amministrazione che nel corso del tempo ha sottoscritto fideiussioni per debiti altrui per oltre 11 milioni di euro (tanti erano a fine 2015, in crescita dai circa 8 milioni di inizio 2015); al momento sono in corso diciotto fideiussioni, quasi tutte volte alla garanzia su mutui accesi per la realizzazione di impianti sportivi; debiti garantiti, quindi, dal Comune verso gli enti più vari, dalle solite polisportive alle bocciofile, addirittura a società sportive di elevato livello, quasi che il Comune fosse un ente di beneficienza al quale ci si può rivolgere in caso di necessità e in grado di garantire i debiti altrui, non si sa bene per quale ragione. O meglio, si sa benissimo per quale ragione. In questo contesto è stupefacente la fideiussione verso le società sportive del settore calcio di prima o seconda grandezza, che magari pagano i propri calciatori professionisti cifre assurde, retribuzioni annue che un normale cittadino non riuscirebbe a guadagnare nel corso di tutta una vita.

Non sono sufficienti i 13 milioni di euro che il Comune spende annualmente per lo sport, non bastano le numerose strutture sportive che il Comune mette a disposizione del cittadino: ora saltano fuori anche le fideiussioni per il calcio. Il calcio, che da tempo non è più uno sport, ma solo una forma di spettacolo, dove i valori sportivi sono stati messi in disparte, soffocati da fenomeni deteriori come la corruttela nella compravendita delle partite messa in atto da giocatori, società ed arbitri, con una giustizia sportiva cautissima, se non proprio riluttante nel prendere decisioni definitive; i bilanci di molte società professionistiche, oberate da debiti, che nel  mondo aziendale avrebbero portato al fallimento, mentre le società sportive sono state spesso mantenute forzosamente in piedi, anche con provvedimenti legislativi che gridano vendetta nei confronti del mondo extracalcistico; il clima di intimidazione, di bullismo, di violenza, di razzismo che si vive negli stadi con la colpevole connivenza delle società sportive. In un mondo sportivo degenerato, in cui il doping la fa spesso da padrone, il calcio rappresenta certamente l’esempio peggiore di crollo dei valori e della pratica sportiva. Chissà cosa ne penserà il cittadino a cui non interessa nulla del calcio: costui deve sborsare cifre enormi in tasse, imposte e tariffe, per di più deve assistere incredulo ed attonito all’assunzione di rischi impropri e discutibili da parte del proprio Comune, e questo solo per tutelare gli interessi dei professionisti della pedata.

Questi fatti dimostrano quanto poco virtuoso sia stato il modo di gestire il denaro pubblico, cioè il denaro di tutti noi, e quanto malata sia la nostra città a causa di un sistema di potere profondissimamente radicato che trae da questa amministrazione vantaggi indebiti per se stesso, perpetuando questa situazione, senza liberare le immense risorse di cui questa città potrebbe disporre con una amministrazione più seria, più equa, più capace e più rispondente ai reali bisogni dei cittadini. Una ragione in più per fermare il declino della nostra città al più presto possibile.

Sono in vista le elezioni amministrative a Modena, in questo contesto diventa molto importante conoscere ed analizzare le azioni intraprese dall’attuale e dalle precedenti amministrazioni, a questo scopo è strumento fondamentale di analisi il bilancio comunale.

Con questo articolo Gian Luca Muzzarelli inizia una serie di analisi che partendo dal bilancio del comune ci presentano come l’amministrazione si è mossa nella gestione della cosa pubblica.

A Modena accade anche questo di Gianluca Muzzarelli

Legare il Bilancio di un Comune alla capacità di raccogliere dati ed informazioni sugli o contro gli avversari politici, sembra una cosa senza senso. Ma non è così. La sinistra governa a Modena da oltre sessanta anni, prima come PCI, poi come PDS, poi come DS, ora come PD.

Ai bei tempi del comunismo e della guerra fredda il PCI aveva la notissima struttura cellulare con cui tramite volontari politici poteva contare e controllare tutti gli aderenti, verificandone poi la fedeltà con i risultati della cabina elettorale. Dopo la caduta del muro di Berlino e la evaporazione delle ideologie, la fedeltà dei volontari e la loro determinazione politica è progressivamente venuta meno, ma non è certo scomparsa del tutto. Il PD, nella sua componente veterocomunista, è ancora presente, almeno in parte, soprattutto da noi, ma non controlla più come una volta il proprio elettorato, ora molto più fluido, più soggetto ai cambiamenti di opinione, meno ideologizzato. Allora è necessario utilizzare strumenti diversi, in primo luogo per conoscere meglio la base di riferimento; su questa conoscenza costruire una strategia di controllo del territorio in modo tale da inibire ogni possibile spazio di manovra all’avversario. Quindi si tratta di conoscenza non certamente fine a se stessa, ma finalizzata ad una vera e propria gestione del potere politico.

Uno strumento preziosissimo a questo scopo è proprio il Bilancio, che offre una varietà pressoché infinita di opportunità di intervento. Partendo dai mondi della cultura e dello sport, in cui il PD è inserito da tempo. Le tradizioni non vengono mai dimenticate, anche se dal 2012 sport e cultura non possono più essere posti nel novero delle funzioni fondamentali per un Comune. Di ciò si è accorta anche la Giunta di Modena che riporta testualmente, nella sua relazione al Bilancio 2015, riferendosi alla legge 135/2012 (cosiddetta “spending review”): “Con riferimento alle funzioni fondamentali dei Comuni, sono ridefinite le funzioni fondamentali, con una descrizione più precisa delle funzioni stesse, mantenendo comunque l’esclusione per le funzioni culturali, sportive e dello sviluppo economico”.

Quindi sport e cultura erano e sono tuttora fuori, almeno per il Governo Monti e quelli precedenti, ma sono invece dentro per il Comune di Modena. Sarebbe troppo lungo elencare, in queste righe, tutte le iniziative, da quelle meno costose a quelle costosissime, che l’Amministrazione dedica a questi due mondi. Purtroppo dai revisori dei conti neppure una parola su questo evidente controsenso. Ricordiamo che funzioni fondamentali sono, oltre all’organizzazione generale e finanziaria del comune, al catasto, anagrafe e stato civile, la gestione del territorio sia urbano che rurale, l’ambiente e i rifiuti, la protezione civile, l’edilizia scolastica, la viabilità e i trasporti pubblici comunali, i servizi sociali, l’istruzione pubblica e gli asili nido, la polizia locale, l’assistenza scolastica e la refezione. Ma è presente un altro modo, molto più sottile e meno evidente del trasferimento di denaro puro e semplice. La Giunta di Modena si è data un gran daffare per essere presente, in forma diretta, in tutti i gangli della vita sociale ed economica della città. E’ chiaro che il fatto di essere membro di 14 società è, come minimo, una fonte informativa di prim’ordine nei settori in cui operano queste società. Dalle banche (BPER e Banca Etica) alle farmacie (12 al momento, 13 il prossimo anno), alla formazione del personale, dalla valorizzazione del territorio alla filosofia (alias cultura), Modena è presente con partecipazioni di entità variabile, ma significativa, in tutti questi settori. Per non parlare dei consorzi (3), delle aziende per i servizi alla persona, delle Istituzioni (1, l’Istituto Musicale Vecchi-Tonelli, ancora cultura), alle 54 concessioni per servizi pubblicidati in gestione ad altri. Che si tratti di servizi pubblici è chiaro, che siano servizi scaturenti da obblighi, è molto meno chiaro. Infatti sport e cultura sono ancora ben presenti all’interno di questa rassegna.

Voglio ora ricordare i cosiddetti strumenti di programmazione decentrata, atti, cioè, che sono utilizzati in forma massiccia, in collaborazione con una miriade di altre istituzioni, enti, associazioni, e realtà varie sul territorio, da lasciare senza parola. Si tratta di ben 79 iniziative di vario genere, tutte formalizzate con atti precisi, alcune molto costose, altre meno costose, altre prive di costi, altre ancora dai costi imprecisati, con i quali il Comune interviene o propone di intervenire nei settori più disparati: uno, in particolare, degno di nota soprattutto per i risultati nefasti: nel settore ferroviario sono stati sottoscritti ben quattro accordi di programma, di cui tre anche con Ferrovie dello Stato SpA e TAV SpA, relativi alla riqualificazione della stazione ferroviaria di Modena, alla sistemazione del nodo ferroviario e alla quadruplicazione ferrovia veloce tratta MIBO. Questo attivismo ha avuto come risultato, diretto o indiretto, la scelta di Reggio Emilia come stazione per l’alta velocità. Non credo sia necessario commentare.

Altri strumenti di programmazione decentrata vanno dal trasporto merci nel bacino ceramico ai patti per la scuola, dai nidi aziendali agli itinerari scuola-città, dalla formazione per insegnanti alle iniziative con Modena Radio City per Mercantingioco, al controllo della qualità dell’aria, addirittura all’adesione all’accordo di partenariato per la sicurezza urbana con la Polizia Municipale di Torino e Venezia; insomma un florilegio di attività totalmente disomogenee, realizzato con una varietà di atti (9 Accordi, 1 Accordo applicativo, 20 Accordi di programma, 9 Accordi volontari,

1 Adesione, 1 Carta d’intenti, 25 Convenzioni, 1 Fondo, 1 Patto, 1 Primo protocollo, 1 Progetto, 2 Protocolli,7 Protocolli d’intesa) che dimostrano anche una eccezionale fantasia nel saper dare la perfetta denominazione al tipo di attività che si intende mettere in campo. Che poi tutto questo sia utile al cittadino modenese, oppure sia in linea con le funzioni fondamentali che un Comune deve svolgere, è piuttosto difficile capirlo.

Ma non è finita qui. Infatti si è assistito, soprattutto negli ultimi anni alla partecipazione del Comune di Modena ad una serie di Fondazioni che aggiungono, a quello di cui si è già scritto in precedenza, anche molta visibilità e un ritorno d’immagine di tutto rispetto. Questo è un fenomeno abbastanza nuovo, in quanto si è sviluppato soprattutto a partire dagli anni 2000. Si tratta di fondazioni, alcune delle quali molto costose, altre meno costose, altre senza spese per il Comune, che danno occupazione a 200 persone (lavori utili in senso proprio? solo socialmente utili? del tutto inutili?), sulla cui necessità di partecipazione per il Comune di Modena ci sarebbe molto da dire.

Va anche rimarcato che per 9 di queste fondazioni Modena è socio fondatore, mentre per una è addirittura socio fondatore promotore.

Ovviamente, quando sono utilizzati fondi pubblici, tutto quanto sopra descritto viene pagato dal cittadino. E la descrizione potrebbe continuare, ma preferisco fermarmi qui. Chi legge avrà certamente capito tutto.

Per uno come noi che immagina o, meglio, sogna lo stato e le amministrazioni locali come enti leggeri, non invasivi, efficienti, attenti alla spesa pubblica, indisponibili allo spreco di denaro, rispettosi del cittadino, favorevoli alla libera iniziativa, tutto questo suona come qualcosa di inverosimile, lontano anni luce dai principi e dall’etica liberale. Ma tant’è. Prima ci abitueremo a questo sistema, meglio lo conosceremo, meglio saremo in grado di contrastarlo e, se possibile, di sconfiggerlo.

Piacenza, la città “sonnecchiante”.

piacenza dormeL’hanno definita così, nel corso degli ultimi anni, giornalisti, scrittori e attenti osservatori delle realtà locali. In effetti, la città (e la sua provincia) sembra avvolta permanentemente da quella nebbia che è un po’ il simbolo della pianura padana. In questa nebbia non si vede nulla, ma tutti sanno tutto; non ci si muove per non sbagliare e, giorno dopo giorno, si perdono opportunità e spazi di miglioramento. Intanto, gli altri vanno avanti e Piacenza resta indietro. In tutti i settori. Qualche esempio? Il commercio, tanto per cominciare. Grazie alla scarsa lungimiranza dei tanti “bottegai” piacentini, la provincia ha perso la possibilità di avere il punto vendita Ikea che avrebbe ridotto, secondo i commercianti, gli affari dei locali venditori. Come se chi compera i mobili Ikea fosse lo stesso che compera i mobili firmati. Così i piacentini vanno a Milano a far spesa all’Ikea! E ancora, l’outlet di Fidenza Village.

In origine sarebbe dovuto sorgere alla confluenza delle quattro autostrade piacentine. Ma, per carità, avrebbe indebolito le vendite dei negozi locali! Meglio che vada da un’altra parte. E così, i piacentini vanno a comprare a Fidenza e la città non beneficia di un’altra opportunità. Esempi come questi sarebbero ancora tanti. Ma cambiamo genere.

Lasciamo i commercianti a meditare sulle loro piccolezze e parliamo di sicurezza. “La provincia di Piacenza è un’isola felice” – dicono in questura e prefettura. La realtà è un po’ diversa. Omicidi, rapine, furti scippi, truffe e violenze di ogni genere sono drammaticamente all’ordine del giorno grazie al continuo arrivo di extracomunitari illegali e all’infiltrazione massiccia della criminalità organizzata.

I primi, spesso individui che hanno conti da regolare con la giustizia dei loro paesi, fanno quello che sono capaci: delinquono. Sono in tanti, soprattutto a sinistra, ad appoggiare l’eccessiva clemenza della magistratura nel punire con severità i loro reati adducendo giustificazioni sociali e umanitarie paradossali e ridicole. La criminalità organizzata, per contro, sguazza tra l’inefficienza sonnecchiante e l’atteggiamento da struzzo dei piacentini. E così si va verso una vivibilità sempre più ridotta con i piacentini costretti a barricarsi in casa e le strade che diventano sempre più terreno di scontro tra bande armate.
Altri sarebbero i punti da evidenziare per raccontare i mali di questa provincia. E tanto si deve cominciare a fare per restituire la dignità di cittadini agli abitanti.
Abbiamo le Istituzioni. Che facciano il loro mestiere! Le tasse che i piacentini pagano vanno restituite in sevizi! e la sicurezza è al primo posto! Di vigili urbani non si vede traccia. Sono tutti “in servizio” al coperto, al caldo in inverno e al fresco in estate. Sulle strade, nemmeno l’ombra. In compenso aumentano i proventi derivanti dalle contravvenzioni e diminuisce la loro professionalità e la fiducia dei piacentini nei loro confronti.


Su tutto questo vogliamo poter dire la nostra e le prossime elezioni amministrative che investiranno 34 dei 48 comuni della provincia saranno importanti per aggregare nuovi e sempre più larghi consensi al nostro movimento. Intanto, per favore, non fate rumore: Piacenza dorme!