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La voce dell'Italia che non si arrende

Cosa fa Parlamento Salute a Rimini

Passate le elezioni politiche, il Comitato “Cavour” della provincia di Rimini ha attraversato senza spaccature la fase congressuale. La provincia ha espresso 36 voti al Congresso. Proprio l’elezione in Direzione Regionale di Carlo Rufo Spina, esponente del nostro Comitato, è stata la prima occasione in cui siamo tornati sui media locali online.

Terminata la partecipazione al Congresso, abbiamo iniziato a intervenire nel dibattito politico locale, che avevamo osservato da lontano durante la campagna elettorale per le elezioni politiche nazionali. Nella trattazione dei temi del territorio, ci siamo per ora concentrati su media e social network, mentre siamo nuovamente scesi a volantinare in piazza e a buchettare per strada in occasione della campagna nazionale #BastaSprechidiStato.

I nostri interventi, via via più frequenti, sono ancora in qualche modo “sperimentali”, una versione beta di quella che sarà una partecipazione costante, massiccia e estesa a tutti i municipi della provincia. Per ora, scegliamo di intervenire su alcuni temi, che meglio padroneggiamo e sui quali verifichiamo una chiara vicinanza di vedute all’interno del Comitato.

Scuola – In Maggio, abbiamo preso posizione sul referendum bolognese che voleva estromettere la scuola privata dalla politica comunale dell’istruzione. I media hanno riportato la nostra posizione per il “no” al referendum: lo abbiamo giudicato un mostriciattolo ideologico che avrebbe tolto possibilità di scelta tra pubblico e privato proprio alle famiglie meno ricche, con l’assurda conseguenza addizionale di rendere la fornitura del servizio più costosa anche per la stessa pubblica amministrazione. La nostra voce a favore della competizione nell’offerta educativa è stata tra quelle che, a Rimini, hanno fatto sì che il dibattito approdasse a risultati incoraggianti, lasciando la sola estrema sinistra (e non in tutti i suoi esponenti) a difendere la proposta liberticida e antieconomica dei referendari bolognesi.

Aeroporto – Dopo anni di gestione pubblica affidata a un ex sindaco di Riccione in quota PD, l’aeroporto internazionale di Rimini è arrivato alla soglia del fallimento. Al momento di portare i libri in tribunale, si è delineata una possibile via d’uscita attraverso una ricapitalizzazione che coinvolge creditori e altri privati. Tale ricapitalizzazione salva – forse – l’aeroporto e mette in minoranza gli enti pubblici (provincia e comuni), che prima detenevano il controllo della società. Nel momento in cui pareva che gli enti pubblici volessero comunque conservare la maggioranza attraverso delle controllate (quali ad esempio la Fiera di Rimini), Parlamento Salute è intervenuta – coniando lo slogan “Fuori la politica dall’aeroporto!” e ottenendo ampio spazio online e in cartaceo – a sostegno della privatizzazione e contro i giochi di prestigio degli enti pubblici. Parlamento Salute ha poi presidiato l’argomento a più riprese, sollecitando il nuovo assetto proprietario a abbracciare le regole del mercato e a divincolarsi dall’abbraccio fatale della politica. Con l’approvazione da parte del Tribunale dell’ultimo schema di concordato, gli enti pubblici hanno effettivamente perso la maggioranza nell’aeroporto.

Delfinario – Nel corso dell’Estate, si è scatenata una campagna – che ha avuto il suo più noto esponente nell’ex ministro PdL Michela Brambilla – contro il Delfinario di Rimini. Il Delfinario, costruito decenni fa, ha bisogno di espandersi per rispettare le leggi più recenti sul benessere dei delfini, al solito iper-dettagliate e minuziose, che si spingono a determinare numero e dimensioni delle vasche, esposizione a sole/ ombra ecc. Il Delfinario vuole investire per realizzare le strutture richieste dalla legge. Ma qui viene il bello. Il Comune, dopo aver fatto melina per anni sulle autorizzazioni, ora ha fatto marcia indietro, trincerandosi dietro al fatto che è “difficile” ottenere nuovi spazi dal Demanio sul quale il Delfinario sorge. Così il Delfinario si ritrova nell’assurda, kafkiana situazione di vedersi imposto dallo Stato il rispetto di leggi sulla struttura posteriori alla sua costruzione e di vedersi al contempo reso impossibile dall’inerzia di Comune e Demanio il rispetto di quelle stesse leggi. La conseguenza – se le cose non cambiano presto – sarà la chiusura del Delfinario. I delfini sono già stati sequestrati e verranno portati lontano da Rimini. Questo è un caso esemplare in cui leggi, regolamenti, burocrazia, disinteresse e ignavia delle amministrazioni uccidono un’azienda sana e profittevole, che per Rimini è anche attrazione turistica e generatrice diretta e indiretta di occupazione. Per questo Parlamento Salute è intervenuta più volte sui media e sui social network per esigere dall’Amministrazione e dal Demanio le autorizzazioni che consentirebbero al Delfinario di vivere.

Commercio abusivo – Quest’anno a Rimini il problema endemico del commercio abusivo ha toccato un picco. Abbondanza di venditori abusivi e diffusa tensione hanno portato più volte a risse e altri episodi spiacevoli. Il commercio abusivo, oltre a essere divenuto un problema di ordine pubblico, è sempre un fenomeno di grave concorrenza sleale, che turba le regole più elementari del commercio e della competizione, danneggiando gravemente i negozianti in regola. Per questo Parlamento Salute ha proposto un piano di contrasto in 5 punti al fenomeno, che sanzioni tutti i soggetti che traggono profitto dal commercio abusivo, stranieri e italiani. I 5 interventi proposti, fattibili e richiedenti sì volontà politica, ma non costi aggiuntivi materiali, hanno riscosso fortissimo interesse sui social network, essendo probabilmente il post-manifesto di maggior successo della storia della pagina facebook del nostro Comitato (la quale ha intanto superato i 550 “like”).

Cosa abbiamo imparato

• Il dibattito politico locale impone prontezza di riflessi, cioè la capacità di esprimere la propria posizione nel momento in cui un tema diventa oggetto di attenzione mediatica e del dibattito civico. In questo modo, la copertura dei media sulle nostre posizioni non manca. Eventuali interventi in controtempo cadrebbero invece nel disinteresse generale.

• L’informazione deve essere accurata e precisa, nella dimensione civica più ancora che in quella nazionale, perché i cittadini spesso hanno conoscenza diretta dei temi dibattuti.

• Il messaggio deve essere chiaro, se possibile sintetizzato in una frase che ne esprima il nocciolo (ad esempio “Fuori la politica dell’aeroporto!”) o articolato in punti cui corrispondano azioni specifiche e concrete (“i 5 punti contro l’abusivismo commerciale”).

• Il miglior modo per ottenere ampia circolazione sui social network è sintetizzare il contenuto in “manifesti digitali” con forte contenuto grafico, di rapida lettura e immediata comprensione.

L’esigenza di sintesi aiuta tra l’altro rendere le proposte chiare e coerenti.

 

Ddl 743, Farmaci orfani

Disegno di legge 743
Disciplina della ricerca e della produzione
di «farmaci orfani»
XVI legislatura
Senatore Giuseppe Astore

 

Il disegno di legge chiede che il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di intesa con l'Agenzia italiana del farmaco, predisponga un "programma nazionale per promuovere e agevolare la ricerca, la produzione e la commercializzazione dei «farmaci orfani»" attraverso una serie di incentivi contributivi e agevolazioni fiscali per gli enti che si occupano della ricerca sulla malattie rare.  Per questo fine sancisce lo stanziamento di 18 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 e ne prevede la copertura a carico del bilancio dello Stato.

 

Il progetto stabilisce infatti che  il Ministero individui un istituto di ricerca pubblico al quale affidare la ricerca sui «farmaci orfani», il quale conceda "licenze gratuite per la commercializzazione dei «farmaci orfani» a favore di aziende farmaceutiche che partecipano alla realizzazione di programmi di ricerca" e la condivisione della titolarità dei brevetti fra le aziende che vi prendono parte.

 

 

Esaminato in Commissione Sanità congiuntamente ai ddl Ddl 52 Tomassini, 7 Ignazio Marino, 146 Bianconi e Carrara, 727 Bianchi, 728 Bianchi. Relatrice Laura Bianconi.

Il 9 luglio 2008 viene scelto come testo base il ddl 52.

 

Il 28 aprile 2010 la Commissione Sanità approva come nuovo testo base il testo unificato proposto dalla relatrice.

 

Vai al testo unificato.

Malattie rare, TU

Malattie rare
Testo unificato
XVI legislatura

Testo unificato dalla relatrice in Commissione Sanità, Laura Bianconi (PdL), a partire dai Ddl 52 Tomassini, 7 Ignazio Marino, 146 Bianconi e Carrara, 727 Bianchi, 728 Bianchi, 743 Astore.

 

Adottato come testo base dalla Commissione Sanità il 28 aprile 2010.

S.146, malattie rare

Disegno di legge 146
Norme a sostegno della ricerca
e della produzione dei farmaci orfani
e della cura delle malattie rare
XVI legislatura
Onorevole Laura Bianconi

 

Il disegno di legge ripropone numerose disposizioni tratte dal testo approvato unanimemente dalla commissione Sanità nella XIV Legislatura, ripresentato poi nella XV e abbinato ad un ulteriore disegno di legge sottoscritto da quasi tutti i membri della Commissione stessa.

 

Stabilisce la gratuità e l'immediata disponibilità dei farmaci orfani, il loro inserimento nei prontuari terapeutici regionali e l'inclusione nei livelli essenziali di assistenza (LEA) di tutte le prestazioni, anche non farmacologiche, prescritte per il trattamento delle malattie rare.

 

Il ddl istituisce anche un Fondo nazionale per l'utilizzo dei farmaci orfani a cui "le regioni potranno attingere per finanziare l'impiego di tali farmaci sul proprio territorio", e un Comitato nazionale per le malattie rare con il compito di "aggiornare l'elenco delle malattie rare, di selezionare i progetti da finanziare a carico del fondo nazionale e di emanare linee guida per l'elaborazione dei prontuari regionali".

 

Introduce, inoltre, un protocollo personalizzato a favore dei soggetti ai quali sia riconosciuta una situazione di handicap grave. Inoltre, per favorire la ricerca e la produzione di nuovi farmaci, prevede agevolazioni e incentivi alle imprese che vogliano investire in questo settore.  

 

Esaminato in Commissione Sanità congiuntamente ai ddl Ddl 52 Tomassini, 7 Ignazio Marino, 727 Bianchi, 728 Bianchi, 743 Astore. Relatrice Laura Bianconi.

Il 9 luglio 2008 viene scelto come testo base il ddl 52.

Ddl 52, Ricerca malattie rare

Disegno di legge 52
Incentivi alla ricerca e accesso alle terapie
nel settore delle malattie rare.
Applicazione dell’articolo 9
del regolamento (CE) n. 141/2000,
del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 16 dicembre 1999
XVI legislatura
Senatore Antonio Tomassini (PdL)

 

Il disegno di legge si propone di garantire la disponibilità e la tempestività delle cure ai cittadini italiani affetti da malattie rare, attraverso "la presenza, nei prontuari regionali, dei farmaci essenziali per la cura delle malattie rare diffuse sul territorio regionale" e la collaborazione con le Asl e le farmacie per la distribuzione di trattamenti terapeutici. Prevede la creazione di una procedura di fast-track per la definizione del prezzo e della classe di rimborsabilità per tutti i farmaci orfani autorizzati nell’area europea.

 

Il ddl ha l'obiettivo, inoltre, di favorire lo sviluppo di nuovi medicinali. Aumentando il ricorso agli incentivi per le imprese che fanno ricerca sui farmaci orfani (destinando a questo scopo una quota predefinita degli stanziamenti del decreto del Ministro dell’università dell’8 agosto 2000). Istituendo un apposito fondo per la ricerca e l’accesso ai farmaci anche sperimentali nel settore delle malattie rare. Viene prevista, inoltre, la costituzione di Consorzi regionali per la ricerca (Università, Centri clinici di ricerca, aziende farmaceutiche, Regioni, Asl, associazioni di pazienti): poli di attrazione di investimenti pubblici e privati, e punti di riferimento per l’organizzazione di trial clinici e per il coordinamento dei registri delle sperimentazioni e degli usi compassionevoli.

 

Adottato, il 9 luglio 2008, come testo base per l'esame congiunto dei Ddl 7 Ignazio Marino, 146 Bianconi e Carrara, 727 Bianchi, 728 Bianchi, 743 Astore. Relatrice Laura Bianconi

 

Il 28 aprile 2010 la Commissione Sanità approva come nuovo testo base il testo unificato proposto dalla relatrice.

Ddl 7, malattie rare

Disegno di legge 7
Norme a sostegno della ricerca e
della produzione dei farmaci orfani
e della cura delle malattie rare
XVI legislatura
Senatore Ignazio Marino

Il disegno di legge ha l'obiettivo di garantire alle persone affette da malattie rare "lo stesso diritto alla salute garantito agli altri pazienti" attraverso l'attuazione di una serie di esenzioni fiscali da inserire nei livelli essenziali di assistenza (LEA), come l'esenzione per l'acquisto dei farmaci di fascia C necessari per il trattamento delle malattie rare (finora a pagamento), di trattamenti non farmacologici, di dispositivi medici e presidi sanitari, e infine per la "fruizione di prestazioni di riabilitazione motoria, logopedica, neuropsicologica e cognitiva ed interventi di supporto sia per il paziente sia per la famiglia".

 

Il ddl istituisce il Fondo nazionale per la ricerca nel settore delle malattie rare (finanziato con il 20% delle quote versate dalle industrie farmaceutiche per le procedure di registrazione, e con contributi di soggetti pubblici e privati). E prevede l’aggiornamento annuale (e non triennale) dell’elenco delle malattie rare esentate; e la possibilità, per le prescrizioni relative ad una malattia rara, che il numero di pezzi prescrivibili per ricetta possa essere superiore a tre.

 

E' prevista inoltre l'applicazione di un sistema di incentivi ed agevolazioni fiscali per le spese sostenute per la realizzazione di progetti di ricerca nell'ambito dei farmaci orfani a tutti i soggetti pubblici e privati impegnati nella ricerca sulle malattie rare.

 

Esaminato in Commissione Sanità congiuntamente ai ddl Ddl 52 Tomassini, 146 Bianconi e Carrara, 727 Bianchi, 728 Bianchi, 743 Astore. Relatrice Laura Bianconi.

Il 9 luglio 2008 viene scelto come testo base il ddl 52.

 

Il 28 aprile 2010 la Commissione Sanità approva come nuovo testo base il testo unificato proposto dalla relatrice.

Ddl 728, malattie rare

Disegno di legge 728
Disposizioni in favore della ricerca
sulle malattie rare, della loro prevenzione
e cura, nonché per l’estensione
delle indagini diagnostiche neonatali obbligatorie
XVI legislatura
Onorevole Dorina Bianchi (PDL)

Il disegno di legge istituisce un "Fondo specificatamente dedicato alle malattie rare finalizzato a supportare le attività di ricerca e sviluppo", a realizzare un programma di screening della popolazione, anche neonatale, a garantire la realizzazione di attività di formazione degli operatori sanitari e a defiscalizzare gli oneri relativi alla ricerca delle aziende farmaceutiche sui farmaci orfani.

 

Il ddl stabilisce che il Governo adotti, con cadenza triennale, un Piano nazionale per le malattie rare che indichi "le priorità finalizzate al miglioramento dell'accesso al trattamento e della qualità dell'assistenza e quelle finalizzate all'introduzione e allo sviluppo di screening organizzati della popolazione".  

 

 

Si prevede l'istituzione di un Comitato nazionale per le malattie rare. E la messa in campo di incentivi per la ricerca e la produzione sui farmaci orfani (defiscalizzazione del 23% delle spese sostenute, 28% al Sud).

 

Esaminato in Commissione Sanità congiuntamente ai ddl Ddl 52 Tomassini, 7 Ignazio Marino, 146 Bianconi e Carrara, 727 Bianchi, 743 Astore. Relatrice Laura Bianconi.

Il 9 luglio 2008 viene scelto come testo base il ddl 52.

 

Il 28 aprile 2010 la Commissione Sanità approva come nuovo testo base il testo unificato proposto dalla relatrice.

S. 727, Malattie rare e farmaci orfani

Disegno di legge 727
Istituzione di un Fondo di cura e sostegno
a vantaggio dei pazienti affetti da malattie rare
e misure per incentivare la ricerca industriale
sui farmaci orfani
XVI legislatura
Onorevole Dorina Bianchi

Il disegno di legge stabilisce l'istituzione di un "Fondo specificatamente dedicato alla cura e al sostegno dei pazienti affetti da malattie rare", con una dotazione di 500 mln euro l'anno (dal fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, utilizzando parte dell’accantonamento del Ministero della Salute). Gestito direttamente dal Centro nazionale per le malattie rare, avrà il compito di fornire il costante sostegno terapeutico ai pazienti in tutte le regioni d'Italia. Il Fondo ha anche lo scopo di agevolare la disponibilità dei dispositivi medici e dei servizi diagnostici, assistenziali e riabilitativi presso le strutture del Servizio sanitario nazionale.

 

Il ddl stabilisce inoltre l'istituzione, con decreto del Ministro della Salute, del Comitato nazionale per le malattie rare, composto dal Ministro con funzioni di presidente e da altri diciannove membri, con la funzione di erogare aipazienti le somme disponibili nel Fondo per consentire la tempestività delle cure necessarie.

 

Viene prevista, per favorire la ricerca di farmaci orfani, la defiscalizzazione del 23% (28% al Sud) delle spese sostenute dalle industrie per la ricerca e lo sviluppo di presìdi e di farmaci per la diagnosi e il trattamento delle malattie rare.

 

Esaminato in Commissione Sanità congiuntamente ai ddl Ddl 52 Tomassini, 7 Ignazio Marino, 146 Bianconi e Carrara, 728 Bianchi, 743 Astore. Relatrice Laura Bianconi.

Il 9 luglio 2008 viene scelto come testo base il ddl 52.

 

Il 28 aprile 2010 la Commissione Sanità approva come nuovo testo base il testo unificato proposto dalla relatrice.

Moz. 1-00661, malattie rare

Mozione 1-00661
Malattie rare
XVI legislatura
Senatore Luigi D'Ambrosio Lettieri (Pdl)

Il senatore D'Ambrosio Lettieri e gli altri firmatari impegnano il Governo ad assicurare

  • che l'Italia si doti entro il 2013 di un "Piano nazionale per le malattie rare", da sviluppare in coerenza con le Linee guida definite dal progetto Europlan;
  • l'istituzione dei registri delle malattie rare, sviluppati su base territoriale e attraverso una catalogazione per patologia;
  • la creazione di un'anagrafe dei portatori di malattia rara;
  • l'istituzione di network di ricerca relativi a singole malattie rare o a gruppi di patologie, che tengano conto dei criteri definiti, in sede europea, per l'identificazione di centri e di network di eccellenza;
  • la creazione di network di ricerca pediatrici(considerato che che l'80% delle malattie rare sono pediatriche);
  • l'identificazione della Rete dei servizi assistenziali e della Rete dei laboratori abilitati alla diagnosi di malattia rara, nell'ambito dei seguenti settori: malattie dismetaboliche, malattie oncologiche rare, malattie neurologiche, malattie ematologiche;
  • la ricognizione delle esistenti biobanche e della loro adeguatezza;
  • che venga rivista e sistematizzata la materia relativa all'uso temporaneo di farmaci per portatori di malattie rare;
  • l'obbligatorietà di inserimento di questi farmaci nei prontuari regionali e ospedalieri e la garanzia di accesso alle procedure off label;
  • la creazione di una commissione tecnica, presso l'Agenzia italiana del farmaco, per la valutazione delle Autorizzazioni temporanee di utilizzo (ATU) che comprenda anche competenze etiche e pediatriche;
  • l'esclusione dei farmaci orfani dall'applicazione dalla legge 111 del 2011, in relazione alla spesa ospedaliera;
  • la defiscalizzazione delle spese sostenute in Italia per la ricerca clinica e pre-clinica relativa ai farmaci orfani e alle malattie rare, "con particolare attenzione ai progetti rivolti al territorio delle Regioni con disavanzo e sottoposte a piani di rientro".

Piemonte, rischi alcolcorrelati

Regione Piemonte
Disposizioni in materia
di rischi alcolcorrelati

La Giunta regionale del Piemonte, con la deliberazione 21-4814 del 22 ottobre 2012, ha recepito l’intesa siglata, il 16 marzo 2006, in sede di Conferenza Permanente Stato-Regioni, sul documento “Linee di indirizzo regionali per la verifica di assenza di rischi alcolcorrelati”.

Int.3-01287, cure palliative

Interrogazione 3-01287
"Cure palliative e terapia del dolore" e
risposta del Ministro della Salute Fazio
XVI legislatura
Onorevoli Antonio Palagiano (IdV)

A sette mesi dall'approvazione della legge n. 38 del 2010 sulle cure palliative e la terapia del dolore, affermano Palagiano e Mura, la sua attuazione e la sua concreta applicazione sul territorio non hanno mai avuto un inizio. Una questione che riguarda “centocinquantamila cittadini italiani e con loro tutte le relative famiglie”. L'interrogazione chiede al Ministro della Salute quali iniziative il Governo intenda intraprendere per accelerare l'attuazione della legge e per avviare i controlli sul territorio, sulle regioni e nei singoli ospedali.

 

RISPOSTA. Il Ministro per la Salute Ferruccio Fazio, spiega che a seguito dell'insediamento della Commissione prevista dalla legge sono stati compiuti almeno sette punti.

 

Primo punto: il documento relativo alle linee guida per la promozione, lo sviluppo e il coordinamento degli interventi regionali è stato elaborato, approvato dal Consiglio superiore della sanità e attualmente è al vaglio della Ministero dell'economia e delle finanze.

 

Secondo punto: il progetto «Ospedale-Territorio senza dolore» è stato elaborato, approvato dal Ministero dell'economia e delle finanze e attualmente è al vaglio della Conferenza Stato-regioni la proposta di accordo con cui si ripartiscono i 2 milioni e 450 mila euro per progetti a carattere formativo.

 

Terzo punto: è stato firmato il 7 settembre 2010 un protocollo di intesa per il monitoraggio delle reti di cure palliative e terapia del dolore.

 

Quarto punto: si è provveduto all'istituzione del flusso informativo per il monitoraggio dell'assistenza erogata in hospice in collaborazione con i referenti regionali.

 

Quinto punto: è in fase di predisposizione la proposta di intesa sui requisiti minimi e le modalità organizzative necessarie per l'accreditamento della rete di cure palliative e terapia del dolore.

 

Sesto punto: è stata effettuata la ricollocazione dei farmaci utilizzati nella terapia del dolore nella tabella II sezione D che consente la prescrizione degli stessi con ricettario del servizio sanitario nazionale, allineando l'Italia agli altri Paesi europei.

 

Settimo punto: presso il Ministero dell'istruzione si sta per costituire con il Ministero della salute un tavolo tecnico per la definizione degli ordinamenti didattici di specifici percorsi formativi in materia di cure palliative e terapia del dolore.

Ministero della Salute, attività di trapianto

Ministero della Salute
Report sull’attività di donazione
e trapianto in Italia nel 2011

Il 1 febbraio 2012, il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, e il Direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, hanno presentato il Report 2011 sull’Attività di donazione e trapianto in Italia, relativo all’anno 2011. In base ai dati rilevati, è emerso un andamento complessivmante positivo: è diminuita la percentuale di opposizioni, è aumentato il numero degli accertamenti di morte con standard neurologici e il numero dei donatori utilizzati nel Centro-Sud. Inoltre, sulla base dei dati del secondo semestre, l’Italia è il secondo paese europeo nelle donazioni - subito dopo la Spagna. La regione con il più alto tasso di donazione in Italia è la Toscana, mentre è stata registrata una significativa diminuzione del tasso di donazione in Emilia e in Piemonte.

Int. 5-07585, lago di Vico

Interrogazione 5-07585
"Acque del lago di Vico
destinate al consumo umano" e
risposta del Sottosegretario
per la Salute Cardinale
XVI legislatura
Onorevole Gino Bucchino (PD)

Gli onorevoli Bucchino e Miotto chiede al Ministro della Salute "quale sia l'attuale classificazione delle acque del lago di Vico destinate a consumo umano, anche per poter dare corso, eventualmente, alle richieste della asl di Viterbo che, in relazione alla gravità del degrado di queste acque e alla difficoltà di realizzare processi di potabilizzazione veramente efficaci a garantirne salubrità e pulizia, hanno chiesto da tempo forniture di acque in forme alternative a quelle lacustri".

 

RISPOSTA. - Il Sottosegretario per la Salute Adelfio Elio Cardinale comunica che l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), “negli ultimi due anni, ha eseguito una valutazione dei rischi correlati alla presenza di cianobatteri tossici e tossine di origine algale nella risorsa idrica e nelle acque trattate e distribuite nel comune di Caprarola, basata su un monitoraggio estensivo dall'inizio del 2010 e tuttora in corso, su commissione dell'Autorità Comunale gestore d'impianto; per quanto riguarda le acque da destinare e destinate al consumo umano del comune di Ronciglione sono stati eseguiti controlli; i risultati della vigilanza hanno valenza di controllo ufficiale e sono costantemente condivisi con l'Autorità Sanitaria Locale”.

 

In particolare, per quanto riguarda il comune di Caprarola, riferische che “l'ISS ha evidenziato che i trattamenti di potabilizzazione in essere, attualmente in fase di modifica e potenziamento, hanno ad oggi garantito che la presenza di tossine nelle acque trattate e distribuite fosse ampiamente al di sotto della soglia di sicurezza sanitaria; con conseguenti limitazioni dell'utilizzo per fini potabili e preparazioni alimentari nel comune”.

Invece, per il comune di Ronciglione “i controlli eseguiti su acque in entrata ed in uscita da due diversi impianti di potabilizzazione, e acque in distribuzione confermano la massiva presenza nelle acque grezze di specie tossiche [Planktothrix rubescens, dominante con minore presenza di altre microalghe del genere Limnothrix (Oscillatoria)], ed il rilevamento di microcistine nelle acque grezze; le tossine, determinate anche in acque potabilizzate configuravano, allo stato, sulla base del principio di precauzione, la necessità di misure limitazioni dell'utilizzo potabile delle acque e l'urgenza di potenziare il processo di potabilizzazione”.

 

Questi monitoraggi, spiega, “alla conclusione del ciclo di indagine, forniranno gli elementi utili per consentire la classificazione della qualità delle acque ai sensi del decreto legislativo n. 260 del 2010 e del decreto legislativo n. 152 del 2006 in armonia con la direttiva europea. Entro settembre 2012 sarà possibile effettuare la nuova classificazione del lago di Vico”.

Lombardia, costo prestazioni sanitarie

Regione Lombardia
Comunicazione ai pazienti del costo
delle prestazioni sanitarie erogate

Il 24 febbraio 2012, il Direttore generale della Sanità della Lombardia, Carlo Lucchina, ha trasmesso ai Direttori Generali delle Asl e degli ospedali una lettera riguardante le istruzioni da seguire al momento delle dimissioni dei pazienti - a partire dal 1 marzo 2012 -, approvate con la delibera della Giunta regionale IX/2734 del 22 dicembre 2011, recante il Testo unico delle regole di gestione del sistema sociosanitario regionale.

 

La lettera prevede che, terminato il ricovero, ai pazienti debba essere consegnato un attestato che contenga il valore, espresso in euro, del “rimborso corrisposto mediamente agli ospedali lombardi per il costo sostenuto per tipologie di attività e di prestazioni simili a quelle che ha usufruito durante il suo ricovero”.

Il documento indica, poi, che ai soggetti che abbiano effettuato semplici esami, sia fornita una comunicazione riguardante il valore del rimborso dei costi sostenuti, suddiviso tra la quota coperta dall’eventuale ticket sanitario, la spesa per la quota fissa della ricetta, e, infine, la somma riconosciuta dal Servizio sanitario regionale alla struttura ambulatoriale a saldo.

Veneto, cittadini comunitari

Regione Veneto
Prestazioni sanitarie ai cittadini
comunitari dimoranti in Italia

 

La Giunta regionale del Veneto, con la deliberazione 1084 del 26 luglio 2011, ha stabilito di assicurare le prestazioni sanitarie ai cittadini comunitari dimoranti in Italia e privi di copertura sanitaria. Inoltre, la norma istituisce il codice ENI (Europeo Non Iscritto) - riportato su tessere sanitarie valide soltanto nel Veneto -, che consente ai soggetti che si trovano in stato di indigenza di poter usufruire delle prestazioni "nelle sedi e con le modalità individuate dalle Aziende ULSS".